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Morte annunciata: il pavone del laghetto fa litigare Viareggio
Giallo estivo, il sindaco Del Ghingaro finisce indagato. Gli animalisti: «Zampe non palmate incompatibili con l’acqua»
VIAREGGIO. Un intreccio di tensioni e veleni, un luogo sospeso tra bellezza e degrado, una morte da chiarire. Sono gli ingredienti della storia che ha accompagnato l’arrivo dell’estate in Versilia. Elementi perfetti per una di quelle notizie di cronaca che sembrano fatte apposta per catturare e tenere accesa la curiosità morbosa dei lettori sotto l’ombrellone. Un po’ come un giallo, se non fosse per un particolare: la vittima di questa vicenda che si svolge nella pineta di ponente di Viareggio è un pavone.
Un pavone morto? Sì, a Viareggio la politica, i mass media, il chiacchiericcio senza fine sui social da giorni ormai fanno i conti con quello che viene descritto e commentato come se fosse un omicidio. Con tanto di inchiesta della procura, il sindaco Giorgio Del Ghingaro e l’assessore Gabriele Tomei indagati per il reato di maltrattamento di animali, scambi di accuse e richieste di dimissioni. Per un comune come Viareggio ancora alle prese con i guasti del dissesto finanziario e con una valanga di problemi quotidiani a partire dalla gestione dei rifiuti che la raccolta porta a porta estesa a tutta la città ha mandato letteralmente in tilt, sembra una storiella confezionata per pensare e parlare d’altro. La classica operazione di distrazione collettiva, direbbero i cultori delle teorie complottiste.
Fatto sta che aldilà delle polemiche la vicenda non è più solo, diciamo così, faunistico-amministrativa, ma anche giudiziaria. Sono immediatamente scattati il procedimento penale e gli avvisi di garanzia, sono stati disposti dal sostituto procuratore della repubblica Elena Leone l’autopsia e il sequestro dell’animale morto e di un altro (maschio) ancora vivo. E martedì 27 giugno il giudice per le indagini preliminari, Riccardo Nerucci, ha convalidato la misura sull'animale rimasto vivo
Ma perché appassiona tanto la storia della femmina di pavone deceduta dopo due mesi di costrizione nel laghetto dentro la pineta di ponente di Viareggio? Ripercorriamola tutta. Comincia un paio di mesi fa, con una buona notizia: la ripulitura del laghetto e la risistemazione dell’oasi dentro il parco cittadino, dopo anni di sostanziale abbandono. Un’operazione di cui l’amministrazione Del Ghingaro si dichiara ovviamente orgogliosa. Ma c’è un ma: nell’area del laghetto vengono messi a convivere cigni e pavoni. Due specie che – mettono in guardia Luca Di Beo, studente di veterinaria che si fa portavoce della protesta, e poi la Lega italiana protezione uccelli di Massaciuccoli – sono etologicamente incompatibili. Non solo: i pavoni, per la conformazione delle zampe non palmate, non sono adatti a vivere su un lago.
L’assessore Sandra Mei però non vuole sentire ragioni e difende la scelta a spada tratta, facendosi forte del parere dei veterinari dell’Asl intervenuti sul posto per valutare le condizioni degli animali. Così la protesta monta: vengono raccolte cinquecento firme per chiedere di sistemare i due uccelli in un habitat più consono alla loro natura, c’è chi come il consigliere di Forza Italia Alessandro Santini presenta un’interrogazione, ma la giunta Del Ghingaro non si muove e non muove di un millimetro i pavoni. Fino a lunedì scorso, quando la femmina della coppia muore.
[[atex:gelocal:il-tirreno:versilia:cronaca:1.15543895:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.15543895:1652378009/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]Le conseguenze sono fulminee e plateali: presidio davanti al laghetto, striscioni contro l’assessore Mei, immancabile sproloquio di tutti sul web. Mentre il sindaco Del Ghingaro non parla. Si limita a pubblicare un paio di post ironici sul suo profilo Fb che non fanno che accentuare la distanza con chi, magari solo per sincero spirito animalista, continua a criticare il modo in cui questa vicenda è stata gestita fin dall’inizio.
Tra il chiasso dei social e il silenzio degli amministratori, la parola – come detto – passa al codice di procedura penale, che impone di accertare le cause e le eventuali responsabilità della morte del pavone. L’inchiesta è appena iniziata. Vedremo se – come nei romanzi che devono mantenere viva l’attenzione dei lettori – proporrà sviluppi sorprendenti o se si spegnerà come un fuoco di paglia estivo. Epilogo forse più adeguato alla reale misura di questa che resta pur sempre la storia di un uccello morto in un parco, forse di malattia o forse di tristezza, come accade purtroppo ogni giorno a tanti esseri umani.
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