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Il caso delle spugne gialle alla Protezione ambientale 

Il caso delle spugne gialle alla Protezione ambientale 

L’Arpat conferma: è materiale simile a paraffina, abbiamo segnalato a Roma L’ipotesi è che arrivi da una nave: nel 2012 avvenne un episodio molto simile

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FORTE. Proseguirà nei prossimi giorni lo smaltimento delle spugne gialle spiaggiate sul litorale della Toscana Nord. Ad annunciarlo – dopo aver confermato l’innocuità, già riscontrata dall’Università di Pisa, a cui il Comune di Forte dei Marmi si era prontamente rivolto – è adesso anche il comunicato ufficiale dell’Arpat.

Le spugne gialle sono composte da materiale di natura idrocarburica (cera paraffinica o cera polietilenica) e non presentano particolare pericolosità né ambientale, né sanitaria.

I risultati delle analisi dell’Arpat, comunicati nel tardo pomeriggio di mercoledì, confermano, dunque, i dati che il Comune di Forte dei Marmi aveva già ricevuto, grazie alle pronte verifiche, affidate attraverso il professor Mauro Rosi (neoconsulente del sindaco in materia di ambiente), al Dipartimento di Scienza della Terra, nonché all’Istituto di chimica dei composti organo metallici del Cnr.

«Stiamo dando tutta la nostra collaborazione ad Arpat nella gestione delle operazioni – ha dichiarato l’assessore ai lavori pubblici ed ecologia Enrico Ghiselli – e ringraziamo anche il professor Rosi e la tempestività con cui ha gestito la procedura».

Entrando nel dettaglio delle verifiche effettuate, i laboratori Arpat hanno effettuato uno screening di tipo qualitativo, sottoponendo i campioni prelevati ad una serie di accertamenti analitici in gascromatografia, con differenti tecnologie di rilevazione, ottenendo risultati negativi.

«Gli accertamenti – recita il comunicato Arpat – continueranno anche nei prossimi giorni, con ulteriori determinazioni, volte al corretto smaltimento come rifiuto dei materiali raccolti. Complessivamente, sono stati recuperati 350 kg della sostanza. Della vicenda - prosegue Arpat - è stato informato anche l’Istituto superiore per la protezione dell’ambiente (Ispra). Un fenomeno del genere si era già verificato sulle coste toscane e liguri già nel 2012 con spiaggiamento di materiale, in quel caso biancastro, identificato poi come paraffina. Nell’occasione, indagini svolte dai colleghi liguri accertarono che una imbarcazione aveva lavato con acqua di mare le cisterne che contenevano cera paraffinica, provocando lo spiaggiamento di rilevanti quantità di sostanza». Sulla questione la Capitaneria di porto ha aperto un’inchiesta.

Angelo Petri

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