Il presidio
processo “spese pazze”
Caso Viareggio Porto chiesta la condanna per Volpe e Romani
VIAREGGIO. Il sostituto procuratore Aldo Ingangi ha chiesto la condanna dell’ex presidente della Viareggio Porto Alessandro Volpe e dell’attuale direttore Pietro Romani nell’ambito del processo per...
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VIAREGGIO. Il sostituto procuratore Aldo Ingangi ha chiesto la condanna dell’ex presidente della Viareggio Porto Alessandro Volpe e dell’attuale direttore Pietro Romani nell’ambito del processo per le cosiddette “spese pazze” alla società pubblica che gestisce l’attività portuale.
Il pm Ingangi ha chiesto ai giudici del tribunale di Lucca una pena di 2 anni e 5 mesi per Volpe per il reato di turbativa d’asta e per alcuni episodi di peculato contestati. Mentre per Romani la Procura chiede l’assoluzione per la turbativa d’asta, proponendo invece ai giudici una pena di 2 anni e 4 mesi relativa a un episodio di peculato. La prossima udienza è fissata per il 4 luglio, ma l’impressione è che non sarà decisiva per la sentenza.
Secondo la Procura – l’inchiesta era stata portata avanti dal pubblico ministero Fabio Origlio, oggi al lavoro in Corte d’Appello a Firenze – sia Volpe che Romani avrebbero utilizzato i soldi della Viareggio Porto per spese che non avevano nulla a che vedere con la ragione sociale dell’ente. Nel capo d’imputazione per peculato (il reato che commette un amministratore pubblico quando si appropria di denaro o beni pubblici) la Procura aveva contestato i 135 euro spesi per i panini tartufati di Procacci, acquistati nella bottega omonima a Firenze. Ma anche bistecche e salsicce, comprate per una grigliata in zona porto. Come ammesso dallo stesso Volpe nel corso dell’udienza preliminare, in cui ha fornito la propria versione. Però Volpe, assistito dall’avvocato Enrico Marzaduri, ha sempre parlato di pranzi e cene di rappresentanza come scopo di questi acquisti. Anche Romani, assistito dagli avvocati Filippo Tacchi e Andrea Bagatti, ha sempre negato ogni addebito. (m. t.)
Il pm Ingangi ha chiesto ai giudici del tribunale di Lucca una pena di 2 anni e 5 mesi per Volpe per il reato di turbativa d’asta e per alcuni episodi di peculato contestati. Mentre per Romani la Procura chiede l’assoluzione per la turbativa d’asta, proponendo invece ai giudici una pena di 2 anni e 4 mesi relativa a un episodio di peculato. La prossima udienza è fissata per il 4 luglio, ma l’impressione è che non sarà decisiva per la sentenza.
Secondo la Procura – l’inchiesta era stata portata avanti dal pubblico ministero Fabio Origlio, oggi al lavoro in Corte d’Appello a Firenze – sia Volpe che Romani avrebbero utilizzato i soldi della Viareggio Porto per spese che non avevano nulla a che vedere con la ragione sociale dell’ente. Nel capo d’imputazione per peculato (il reato che commette un amministratore pubblico quando si appropria di denaro o beni pubblici) la Procura aveva contestato i 135 euro spesi per i panini tartufati di Procacci, acquistati nella bottega omonima a Firenze. Ma anche bistecche e salsicce, comprate per una grigliata in zona porto. Come ammesso dallo stesso Volpe nel corso dell’udienza preliminare, in cui ha fornito la propria versione. Però Volpe, assistito dall’avvocato Enrico Marzaduri, ha sempre parlato di pranzi e cene di rappresentanza come scopo di questi acquisti. Anche Romani, assistito dagli avvocati Filippo Tacchi e Andrea Bagatti, ha sempre negato ogni addebito. (m. t.)
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