Italia
Vino truccato, viareggino nei guai
Vendevano in Costa Rica Brunello e Sassicaia taroccati: fra gli indagati c’è anche Antonio Giglioli
EMPOLI. Il vino di bassa qualità veniva adulterato con l'aggiunta di alcol per aumentarne la gradazione. Poi veniva imbottigliato e contraffatto, facendolo apparire un prodotto di pregio attraverso l'apposizione sulle bottiglie di false etichette di vini pregiati. In questo modo sarebbero state spedite dall'Italia all'estero, in particolare in Costa Rica, migliaia di bottiglie di Chianti, Brunello di Montalcino, Sassicaia: tutte fasulle. E fra coloro che avrebbero contribuito a mettere in piedi questo giochino ci sarebbe anche un viareggino: Antonio Giglioli, 56 anni, residente in città.
Il traffico internazionale fu scoperto dai carabinieri, che nel dicembre dello scorso anno arrestarono tre persone, tra cui il titolare di fatto di un'azienda agricola di Empoli. Ora è arrivato l'avviso di conclusione indagini per gli undici indagati.
Molti di coloro che rischiano di andare a processo sono già coinvolti anche in altre inchieste. È il caso di Giacomo, Filippo e Giampiero Coli (rispettivamente di 44, 43 e 73 anni, tutti residenti in provincia di Firenze), titolari di un'azienda agricola, chiamati in causa nell'inchiesta della procura di Prato sul caporalato nelle vigne. Ai domiciliari, nel dicembre scorso finirono Franco Alfani, cinquantotto anni di Certaldo, Armando Buonocore, sessantadue anni, residente a Empoli e Alberto Nicodemo, cinquantasette anni di Nocera Superiore. L'avviso di conclusione indagini è stato recapitato anche a Massimo Cesarano, trent’anni, di Poggiomarino (Napoli), Antonio Giglioli, cinquantasei anni, residente a Viareggio, Antonio Bruzzese, ventotto anni di Eboli, Pasquale Cioffoletti, cinquantasei anni, di Battipaglia e Ciro Mariotti, cinquantasette anni, residente a Anzio. Tutti sono finiti sotto la lente d'ingrandimento degli investigatori, che solo nel giugno 2015 hanno accertato l'invio di una partita di 18mila bottiglie. Le accuse vanno dall'associazione per delinquere per la frode in commercio alla contraffazione di marchio e dell'origine del vino, dalla frode in commercio alla vendita di sostanze non genuine e riciclaggio.
A curare gli invii era un'azienda di import-export di Roma. Il destinatario in Costa Rica era una società del posto, avente però domicilio fiscale a Roma, il cui nome è già emerso nelle carte dell'inchiesta Mafia Capitale.
Lo stato sudamericano era considerato un buon mercato per importare vini taroccati, vista la scarsa esperienza dei clienti in materia di vini italiani. Le indagini scattarono dal sequestro di due bottiglie in un negozio a Firenze. (m.l.)
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