Il Marconi viareggino
di PAOLO FORNACIARI
Ottant’anni fa gli fu conferita la cittadinanza onoraria
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Quando Guglielmo Marconi “scoprì” Viareggio lo scienziato amava alternare all’isolamento, necessario per portare avanti i suoi studi ed esperimenti, pause di mondanità in luoghi di villeggiatura alla moda. Viareggio, per la sua caratteristica di poter offrire agli ospiti bellezze naturali, momenti di distensione e di riposo ed occasioni esclusive di svago e di divertimento, riceveva frequentemente la visita dell’illustre scienziato.
L’incontro fra Guglielmo Marconi e Viareggio avvenne quasi per caso. Infatti, nell'autunno del 1911 egli si trovava a Coltano, presso Pisa, per effettuare alcuni esperimenti di trasmissione via etere con Mogadisco che richiedevano anche una piccola stazione radiotelegrafica sul colle di Bargecchia collegata con quella centrale di Coltano. Lo scienziato, che era solito seguire personalmente la realizzazione dei lavori, decise di stabilirsi per alcune settimana a Viareggio prendendo alloggio in un albergo vicino alla spiaggia. Marconi rimase colpito dalla bellezza del luogo e ne parlò alla moglie, l'inglese Beatrice O'Brien, che nell’estate del 1916 decise di passare un periodo di vacanze a Viareggio con i figli, Degna di otto anni, Giulio di sei e Gioia di pochi mesi. Poi, Degna nel libro Mio padre, Marconi scrisse: «Quell'estate, mia madre ci portò a Viareggio e, grazie alla facile adattabilità dei fanciulli, ci affezionammo subito al posto».
L’Elettra al largo di Viareggio. Negli anni che seguirono, la bianca sagoma del panfilo Elettra, «la candida nave che navigava nel miracolo e animava i silenzi eterei del mondo», come la definì Gabriele D'Annunzio, ancorata al largo delle coste viareggine, testimoniava la presenza di Marconi in città e caratterizzava l’estate viareggina. Allora era possibile incontrarlo sui viali a mare, in completo da yachtsman, trovarlo nelle sale del Kursaal o del Grand Hotel Royal, o vederlo nuotare sotto lo sguardo incuriosito degli altri bagnanti nelle acque davanti all’Hotel Moderne. Durante la sosta in città Marconi era solito organizzare esclusive feste danzanti a bordo del suo panfilo, invitando eleganti signore, personalità ed amici. Le serate erano allietate da una jazz band che, ad una certa ora, lasciava il posto a musiche diffuse dalle sofisticate apparecchiature radio presenti sull’Elettra.
Ma l’interesse di Marconi per Viareggio non era soltanto di natura turistica. Egli poneva attenzione anche ai problemi della città e si adoperava per contribuire alla loro risoluzione. Ad esempio, il 20 settembre 1921 visitò la mostra dei bozzetti presentati al concorso per l’erigendo monumento ai Caduti, allestita a Palazzo Paolina, esprimendo positivi giudizi sulle opere esposte, in particolare sul bozzetto “I Galeottus”, di Lorenzo Viani e Domenico Rambelli, ed offrendo la somma di cento lire «affinché Viareggio possa vantare un grande e valido monumento degno della sua tradizione marinara e patriottica».
Ricordiamo che proprio il bozzetto presentato da Viani e Rambelli fu scelto dalla giuria formata da Leonardo Bistolfi, Lodovico Pagliaghi, Arturo Dazzi, Giuseppe Boni e Virgilio Bondois, per essere eretto in piazza Garaibaldi, dove poi fu inaugurato il 3 luglio 1927. Inoltre, si adoperò per il riconoscimento dei «giusti diritti e titoli» di Viareggio sulla pineta di Levante che, «toltagli in passato per dotarne la famiglia Arciducale, se ridevoluta alla città, ne sarebbe stata corona e completamento perfetto». Ricordiamo che poi nel 1926 Viareggio rientrò in possesso della Pineta, ad eccezione della Tenuta che restò in un primo tempo al Demanio e che poi, con decreto del 14 novembre dello stesso anno, fu riassegnata, senza corrispettivo, alla Principessa Donna Bianca di Borbone. Per far fronte alla spesa, il Comune stipulò un mutuo trentennale presso la Cassa di Risparmio di Lucca, rilasciando garanzia ipotecaria su una striscia di arenile, pari a mq. 34.960, nella zona fra la via Marco Polo e la Fossa dell’Abate.
Marconi “turista” a Viareggio. Come detto, l'arrivo del panfilo Elettra era considerato un evento che caratterizzava la stagione balneare mondana. In una cronaca del settembre 1924, la presenza di Guglielmo Marconi a Viareggio è così descritta: «Alto, magro, con una faccia asciutta e rasata, vestito di turchino o di bianco, con in capo un berretto bianco da ufficiale di marina, Marconi lo si può scambiare per un pacifico turista inglese in vacanza: tutte le mattine, verso le undici, viene a prendere il bagno di fronte all'hotel Moderne. Poi la gente viareggina ha occasione di vedere quasi ogni giorno l'illustre uomo a sgranocchiar pasticcini in uno dei più eleganti tea-room della spiaggia, o la sera al Kursaal o al Royal, dove pilota alcune sue amiche inglesi, amanti del ballo e dove egli stesso, appassionato ballerino, non disdegna di mostrarsi anche nell'esercizio di questa attività poco scientifica. Non dico che balli bene, ma vedere un senatore, che si chiama per giunta Marconi, danzare il fox-trot, non è uno spettacolo molto comune».
Poi, ancora: «I contatti di Marconi con la colonia bagnante di Viareggio sono culminati l'altra notte con una piccola festa di ballo a bordo dell'Elettra. L'orchestrina del Kursaal rallegrava la festa, che si è svolta sul ponte, al lume delle stelle, in una calma notte paradisiaca: gli invitati ballavano, sorbivano bibite ghiacciate e gustavano squisite ghiottonerie. Intorno era il mare, immenso e oscuro...».
Anche Maria Cristina Bezzi Scali, seconda moglie di Marconi, amava Viareggio dove veniva ogni anno, ospite dell’Astor quando l’Elettra non era alla fonda al largo delle acque di Viareggio, tanto che la figlia Elettra, nata a Roma nel luglio 1930, sembra che soggiornasse nella nostra città, come si può desumere dalla richiesta del passaporto per la piccola e per la sua istruttrice Antonia Tondini, presentata alla Questura di Lucca il 27 novembre 1934 dove è scritto che «Marconi Elettra è residente di fatto a Viareggio».
Marconi “cittadino onorario”. Marconi, nel luglio 1932, in una lettera al podestà di Viareggio Francesco Salvati scriveva: «Da parte mia posso assicurarla che i miei soggiorni viareggini sono invariabilmente piacevolissimi ed a questo contribuisce non poco la buona accoglienza di cui vuole onorarmi la popolazione». E l’amministrazione comunale di Viareggio, per «l’invidiato orgoglio di accogliere ospite della sua terra sua eccellenza il senatore Guglielmo Marconi e che aggiunge al sentimento della universale ammirazione la più viva e devota gratitudine per il Principe della scienza italiana», il 19 maggio 1937 gli conferì la cittadinanza onoraria. Inoltre, «con l’intento di fare cosa grata e per esprimere in forma tangibile tale riconoscenza a S.E. Marconi e alla di Lui illustre famiglia per aver prescelto questa terra come sua sede di adozione e di dimora, cosa che conferisce lustro e decoro a questa stazione balneare», fu deciso anche di cedere gratuitamente alla sua piccola figlia Elettra - che all’epoca non aveva ancora compiuti 7 anni - un appezzamento di terreno della superficie di 4051 metri quadrati, posto sul viale Carducci, tra la via Marco Polo e la fossa dell’Abate, in prossimità della villa Blanc, allo scopo di costruirvi una villa completamente circondata da pini. La cerimonia di consegna dell’atto della cittadinanza onoraria, redatto su artistica pergamena realizzata da Uberto Bonetti, doveva avere luogo la prima domenica di giugno. Purtroppo, causa indisposizione di Marconi, fu rinviata a data da destinarsi. La cerimonia poi non ebbe più luogo perché il 19 luglio Guglielmo Marconi, proprio dopo aver accompagnato alla stazione la moglie Maria Cristina, in partenza per Viareggio e che avrebbe raggiunto il giorno dopo per festeggiare insieme il compleanno della piccola Elettra, la sera cominciò ad accusare gravi sintomi al cuore, da tempo malato, e il giorno dopo, alle ore 3,45, causa un violento attacco d'angina cessò di vivere. Così, della cosa non se ne parlò più e solo alcuni mesi dopo, nel 1938, fu deciso di inviare la pergamena alla moglie, signora Maria Cristina, che il 7 febbraio con un telegramma al commissario prefettizio Raffaello Casali così ringraziò: «Il mio caro Guglielmo molto amò Viareggio e frequentemente vi soggiornò in varie epoche e per tale motivo sentomi legata vivo affetto alla vostra città».
Della donazione del terreno nella corrispondenza con la vedova non si ha notizia. Forse, morto Marconi, la pratica non ebbe seguito.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
L’incontro fra Guglielmo Marconi e Viareggio avvenne quasi per caso. Infatti, nell'autunno del 1911 egli si trovava a Coltano, presso Pisa, per effettuare alcuni esperimenti di trasmissione via etere con Mogadisco che richiedevano anche una piccola stazione radiotelegrafica sul colle di Bargecchia collegata con quella centrale di Coltano. Lo scienziato, che era solito seguire personalmente la realizzazione dei lavori, decise di stabilirsi per alcune settimana a Viareggio prendendo alloggio in un albergo vicino alla spiaggia. Marconi rimase colpito dalla bellezza del luogo e ne parlò alla moglie, l'inglese Beatrice O'Brien, che nell’estate del 1916 decise di passare un periodo di vacanze a Viareggio con i figli, Degna di otto anni, Giulio di sei e Gioia di pochi mesi. Poi, Degna nel libro Mio padre, Marconi scrisse: «Quell'estate, mia madre ci portò a Viareggio e, grazie alla facile adattabilità dei fanciulli, ci affezionammo subito al posto».
L’Elettra al largo di Viareggio. Negli anni che seguirono, la bianca sagoma del panfilo Elettra, «la candida nave che navigava nel miracolo e animava i silenzi eterei del mondo», come la definì Gabriele D'Annunzio, ancorata al largo delle coste viareggine, testimoniava la presenza di Marconi in città e caratterizzava l’estate viareggina. Allora era possibile incontrarlo sui viali a mare, in completo da yachtsman, trovarlo nelle sale del Kursaal o del Grand Hotel Royal, o vederlo nuotare sotto lo sguardo incuriosito degli altri bagnanti nelle acque davanti all’Hotel Moderne. Durante la sosta in città Marconi era solito organizzare esclusive feste danzanti a bordo del suo panfilo, invitando eleganti signore, personalità ed amici. Le serate erano allietate da una jazz band che, ad una certa ora, lasciava il posto a musiche diffuse dalle sofisticate apparecchiature radio presenti sull’Elettra.
Ma l’interesse di Marconi per Viareggio non era soltanto di natura turistica. Egli poneva attenzione anche ai problemi della città e si adoperava per contribuire alla loro risoluzione. Ad esempio, il 20 settembre 1921 visitò la mostra dei bozzetti presentati al concorso per l’erigendo monumento ai Caduti, allestita a Palazzo Paolina, esprimendo positivi giudizi sulle opere esposte, in particolare sul bozzetto “I Galeottus”, di Lorenzo Viani e Domenico Rambelli, ed offrendo la somma di cento lire «affinché Viareggio possa vantare un grande e valido monumento degno della sua tradizione marinara e patriottica».
Ricordiamo che proprio il bozzetto presentato da Viani e Rambelli fu scelto dalla giuria formata da Leonardo Bistolfi, Lodovico Pagliaghi, Arturo Dazzi, Giuseppe Boni e Virgilio Bondois, per essere eretto in piazza Garaibaldi, dove poi fu inaugurato il 3 luglio 1927. Inoltre, si adoperò per il riconoscimento dei «giusti diritti e titoli» di Viareggio sulla pineta di Levante che, «toltagli in passato per dotarne la famiglia Arciducale, se ridevoluta alla città, ne sarebbe stata corona e completamento perfetto». Ricordiamo che poi nel 1926 Viareggio rientrò in possesso della Pineta, ad eccezione della Tenuta che restò in un primo tempo al Demanio e che poi, con decreto del 14 novembre dello stesso anno, fu riassegnata, senza corrispettivo, alla Principessa Donna Bianca di Borbone. Per far fronte alla spesa, il Comune stipulò un mutuo trentennale presso la Cassa di Risparmio di Lucca, rilasciando garanzia ipotecaria su una striscia di arenile, pari a mq. 34.960, nella zona fra la via Marco Polo e la Fossa dell’Abate.
Marconi “turista” a Viareggio. Come detto, l'arrivo del panfilo Elettra era considerato un evento che caratterizzava la stagione balneare mondana. In una cronaca del settembre 1924, la presenza di Guglielmo Marconi a Viareggio è così descritta: «Alto, magro, con una faccia asciutta e rasata, vestito di turchino o di bianco, con in capo un berretto bianco da ufficiale di marina, Marconi lo si può scambiare per un pacifico turista inglese in vacanza: tutte le mattine, verso le undici, viene a prendere il bagno di fronte all'hotel Moderne. Poi la gente viareggina ha occasione di vedere quasi ogni giorno l'illustre uomo a sgranocchiar pasticcini in uno dei più eleganti tea-room della spiaggia, o la sera al Kursaal o al Royal, dove pilota alcune sue amiche inglesi, amanti del ballo e dove egli stesso, appassionato ballerino, non disdegna di mostrarsi anche nell'esercizio di questa attività poco scientifica. Non dico che balli bene, ma vedere un senatore, che si chiama per giunta Marconi, danzare il fox-trot, non è uno spettacolo molto comune».
Poi, ancora: «I contatti di Marconi con la colonia bagnante di Viareggio sono culminati l'altra notte con una piccola festa di ballo a bordo dell'Elettra. L'orchestrina del Kursaal rallegrava la festa, che si è svolta sul ponte, al lume delle stelle, in una calma notte paradisiaca: gli invitati ballavano, sorbivano bibite ghiacciate e gustavano squisite ghiottonerie. Intorno era il mare, immenso e oscuro...».
Anche Maria Cristina Bezzi Scali, seconda moglie di Marconi, amava Viareggio dove veniva ogni anno, ospite dell’Astor quando l’Elettra non era alla fonda al largo delle acque di Viareggio, tanto che la figlia Elettra, nata a Roma nel luglio 1930, sembra che soggiornasse nella nostra città, come si può desumere dalla richiesta del passaporto per la piccola e per la sua istruttrice Antonia Tondini, presentata alla Questura di Lucca il 27 novembre 1934 dove è scritto che «Marconi Elettra è residente di fatto a Viareggio».
Marconi “cittadino onorario”. Marconi, nel luglio 1932, in una lettera al podestà di Viareggio Francesco Salvati scriveva: «Da parte mia posso assicurarla che i miei soggiorni viareggini sono invariabilmente piacevolissimi ed a questo contribuisce non poco la buona accoglienza di cui vuole onorarmi la popolazione». E l’amministrazione comunale di Viareggio, per «l’invidiato orgoglio di accogliere ospite della sua terra sua eccellenza il senatore Guglielmo Marconi e che aggiunge al sentimento della universale ammirazione la più viva e devota gratitudine per il Principe della scienza italiana», il 19 maggio 1937 gli conferì la cittadinanza onoraria. Inoltre, «con l’intento di fare cosa grata e per esprimere in forma tangibile tale riconoscenza a S.E. Marconi e alla di Lui illustre famiglia per aver prescelto questa terra come sua sede di adozione e di dimora, cosa che conferisce lustro e decoro a questa stazione balneare», fu deciso anche di cedere gratuitamente alla sua piccola figlia Elettra - che all’epoca non aveva ancora compiuti 7 anni - un appezzamento di terreno della superficie di 4051 metri quadrati, posto sul viale Carducci, tra la via Marco Polo e la fossa dell’Abate, in prossimità della villa Blanc, allo scopo di costruirvi una villa completamente circondata da pini. La cerimonia di consegna dell’atto della cittadinanza onoraria, redatto su artistica pergamena realizzata da Uberto Bonetti, doveva avere luogo la prima domenica di giugno. Purtroppo, causa indisposizione di Marconi, fu rinviata a data da destinarsi. La cerimonia poi non ebbe più luogo perché il 19 luglio Guglielmo Marconi, proprio dopo aver accompagnato alla stazione la moglie Maria Cristina, in partenza per Viareggio e che avrebbe raggiunto il giorno dopo per festeggiare insieme il compleanno della piccola Elettra, la sera cominciò ad accusare gravi sintomi al cuore, da tempo malato, e il giorno dopo, alle ore 3,45, causa un violento attacco d'angina cessò di vivere. Così, della cosa non se ne parlò più e solo alcuni mesi dopo, nel 1938, fu deciso di inviare la pergamena alla moglie, signora Maria Cristina, che il 7 febbraio con un telegramma al commissario prefettizio Raffaello Casali così ringraziò: «Il mio caro Guglielmo molto amò Viareggio e frequentemente vi soggiornò in varie epoche e per tale motivo sentomi legata vivo affetto alla vostra città».
Della donazione del terreno nella corrispondenza con la vedova non si ha notizia. Forse, morto Marconi, la pratica non ebbe seguito.
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