Il Tirreno

Versilia

Ragazzino al sindaco «Con lo stop al pallone costretto a stare al bar» 

di Tiziano Baldi Galleni
Ragazzino al sindaco «Con lo stop al pallone costretto a stare al bar» 

Dopo l’ordinanza di divieto, Lorenzo riscrive a Tarabella «Sono stanco di scroccare wi-fi, voglio un posto dove giocare»

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SERAVEZZA. «Ormai non stiamo neanche più qua, tanto non abbiamo niente da fare, e dopo aver trascorso un mese al bar “La Seravezziana” a scroccare wi-fi, ci siamo rotti un po’le scatole».
Lorenzo (è minorenne, per cui non scriviamo il nome completo) scrive per la seconda volta al sindaco Riccardo Tarabella. È uno dei ragazzini cacciati da piazza Carducci dall’ordinanza di divieto di gioco del pallone. Le distanze di comunicazione si sono accorciate, e Lorenzo ha raccontato il suo modo di vedere le cose al sindaco, direttamente in chat, su Facebook. Dopo le promesse espresse, adesso i ragazzini di Seravezza fremono per avere di nuovo un posto dove tirare calci al pallone. «Non ho ancora avuto modo di rispondergli – commenta il sindaco Tarabella – ma lo farò senz’altro».
Dialogo fra un adolescente e il sindaco: due generazioni distanti qualche decennio a confronto. In effetti, alla prima occasione Tarabella aveva risposto a Lorenzo. Così lo scambio di idee in chat prosegue. «Continuo a chiedermi – scrive Lorenzo, forse con l’aiuto dei genitori – perché è così difficile fare uno spazio per noi giovani, e metterci due porte ed un canestro. Anzi le porte non servono, perché siamo stati bambini tutti e sappiamo benissimo come farle».
Tutte le formalità del mondo infrante in poche righe. Lettere protocollate, ordinanze, delibere. Macché: 17 anni, la voglia di giocare a calcio, e di farlo sapere a chi conta. E il sindaco Tarabella dà spiegazioni: «La decisione di vietare il gioco sulle piazze è stata successiva ad un incidente avvenuto in piazza Pertini a Querceta. Dopo quell’episodio ho deciso di non aspettare altro tempo, ma altrimenti l’idea era quella arrivarci dopo aver realizzato un’alternativa, che posso garantire ci sarà. È nella nostra volontà mettere a disposizione uno spazio per questi ragazzi, ma non lo faremo in fretta e furia». Ma la mente di chi deve ponderare sbatte contro quella irrazionale di un adolescente che scalpita. Lorenzo ha in tasca tante idee, forse quelle sentite in casa o al bar, ma neppure tanto fuori luogo, e le elenca al Sindaco. «Al campetto a Riomagno» dice. Oppure «mi chiedo se in fondo al parcheggio del Mediceo, togliendo una piccola parte, sarebbe fattibile». E poi lungofiume, dove ci tengono i carri per il carnevale, o risistemare il campetto alle suore, «basterebbe mettere due reti per evitare che la palla vada nel fiume e tagliare l’erba». O risistemare il campetto in Corvaia. Proprio quest’ultimo, e lo spazio di Riomagno, sono i due su cui proverà a lavorare l’amministrazione. «Potrebbe essere una delle due la soluzione, ma dipende dallo stato in cui si trovano – dice Tarabella –. Certamente non rinunceremo a dargli uno spazio. Incombe anche la preparazione della stagione estiva e abbiamo appena approvato il primo bilancio con cui distribuire le risorse sul territorio. Infine penso che una piccola pausa di riflessione, dopo i fatti di prepotenza e maleducazione registrati nei mesi scorsi, non faccia neppure così tanto male».

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