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Ladri nella chiesa di Pieve a Elici lasciano un biglietto: "Padre, ci rivedremo"
Tentano tre volte di entrare. Una volta anche con la fiamma ossidrica. Ma una volta dentro, non trovano niente da portare via
MASSAROSA. «Padre, come lei sa, la tentazione è forte e certo le nostre resistenze non si sono sforzate granché. Se Dio vorrà ci rivedremo». Scritto in blu su un foglio A4, appoggiato sotto il tarbenacolo rotto. È il messaggio lasciato dai ladri entrati nella chiesa di Pieve a Elici, un gioiellino dell’arte romanica, e per questo anche il complesso religioso più importante della Versilia.
I ladri ci avevano provato tre volte, a entrare. La prima giovedì scorso. Il custode, Alessandro, ha trovato dei segni di calci sulla porta sul retro. «Hanno provato a sfondarla», racconta. Poi domenica. Questa volta i ladri sono arrivati sulla collina, una volta ricoperta da un bosco di lecci da cui prende il nome la chiesa, con la fiamma ossidrica. «Il portone era tutto bruciato», racconta il custode. Ma nulla, nemmeno questa volta sono riusciti entrare. Allora sono tornati venerdì sera. Chissà come, questa volta riescono a entrare. «Nemmeno i carabinieri, per ora – continua –, hanno capito come».
Una volta dentro si guardano intorno. Cercano e cercano. Ma di cose da portare via non ne trovano. Poi vedono il tabernacolo. Sembra fatto d’oro. E allora provano a portarlo via. Lo tirano da una parte e dall’altra. Lo rompono. Poi lo abbandono. Forse hanno capito che non vale niente. E allora prendono un foglio, tirano fuori una penna e scrivono un messaggio con la calligrafia di un bimbo di prima elementare. Scrivono direttamente al parroco, don Giorgio Simonetti. «Se Dio vorrà – scrivono – ci rivedremo». E, nel caso, continueranno a non trovare nulla di prezioso da portare via. A parte la chiesa.
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