Il Tirreno

Versilia

Il bagno Alhambra e i suoi novant’anni a gestione Giannini 

di Gabriele Noli
Il bagno Alhambra e i suoi novant’anni a gestione Giannini 

Lo aprì durante il fascismo la vedova di guerra Iole Giorgetti Ottenne la concessione demaniale come forma di risarcimento

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VIAREGGIO. Novant’anni e non sentirli. Quanti mutamenti ha visto e vissuto il bagno Alhambra, dal 1927 a oggi. Le varie generazioni della famiglia Giannini che si sono succedute alla conduzione dello stabilimento balneare non si sono approcciate passivamente all’evoluzione del turismo e, di riflesso, della società, riuscendo piuttosto a coglierne gli aspetti più positivi, con lungimiranza e intraprendenza. L’Alhambra trova collocazione nella Marina di Levante, lo si raggiunge facilmente percorrendo il viale Europa. Ma in origine era situato all’interno dell’attuale porto. Il bagno vide la luce nel 1927, quando Iole Giorgetti – vedova di guerra – ottenne la concessione demaniale dal regime, sotto forma di risarcimento. Sapeva cosa farne di quella porzione di spiaggia, dove ben presto furono piantati ombrelloni (circa una trentina) e costruite cabine. Rigorosamente in legno. Un nome adatto, invece, non riusciva proprio a trovarlo. E così raccolse il suggerimento di un amico, il capitano di un barcobestia, a quel tempo veliero molto diffuso a Viareggio: “Alhambra”, come la leggendaria fortezza di Granada, in Spagna: qui l’acqua è elemento centrale e di conseguenza ulteriore spunto per traslare il termine in un contesto di tutt’altra natura.
I bombardamenti durante la Seconda guerra mondiale ridussero il bagno a un cumulo di macerie. Fu raso al suolo, di fatto. L’opera di ricostruzione lo riportò nel giro di breve tempo agli splendori precedenti al conflitto. Nel 1963 Iole Giorgetti venne a mancare e così l’Alhambra passò nelle mani dei due figli, Oreste e Ilia Giannini. Quel passaggio generazionale sarebbe stato soltanto il primo di una serie di momenti particolarmente significativi nella storia dello stabilimento: due anni dopo, infatti, il figlio di Oreste, Raffaello (che oggi è il titolare) si rese protagonista di un eroico salvataggio che gli valse persino l’attestato di pubblica benemerenza al valor civile. «Quel giorno (era il 23 agosto 1965, ndr) il mare era particolarmente agitato ed invaso dai tronchi – ricorda l’allora bagnino Raffaello Giannini –, al largo c’era un turista fiorentino in difficoltà. Eravamo riusciti a raggiungerlo con due patini e a salvarlo». Episodio talmente intenso (per il fisico e per la mente) che ancora oggi è impossibile dimenticarlo.
Cambiamenti, dicevamo. Nel 1968 se ne sarebbe verificato un altro. Significativo. Fu, quello, l’anno dello spostamento – reso necessario a causa dai lavori di ammodernamento del porto – dalla posizione originale a quella odierna. Quasi un ventennio dopo, con la morte di Oreste Giannini (nel 1986) il testimone è passato nelle mani di Raffaello, che adesso gestisce l’Alhambra assieme alla cugina, Maria Rita Castro. «È sempre stato uno stabilimento balneare tranquillo – affermano –, frequentato prevalentemente da viareggini o da chi possiede una seconda casa in zona e ne approfitta per trascorrere le vacanze: per la maggior parte fiorentini, pratesi, pistoiesi». Al di là di qualche eccezione – come una cliente fedele da una settantina d’anni – il trend si sta progressivamente invertendo. Due le principali ragioni: la crisi economica e l’avvento dei social network. «La concezione della famiglia che si ferma per più di un mese o addirittura l’intera stagione è ormai datata – analizzano –, i soggiorni sono più brevi. In compenso c’è un flusso continuo di nuovi clienti».
E qui entra in gioco il secondo fattore. «Internet sta rivestendo un ruolo sempre più predominante nel settore turistico – aggiunge Iacopo Giannini, fotografo di professione e figlio di Raffaello –, noi possiamo definirci senza presunzione un bagno “smart”: attraverso un’applicazione che si chiama iBeach gli utenti possono ricercarci e prenotare in tempo reale un ombrellone o un gazebo per il periodo che desiderano a prezzi vantaggiosi». Come se fosse un hotel, dunque. «È così che sempre più stranieri si stanno avvicinando a noi».

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