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Boom di affitti sul web, scatta la denuncia
Viareggio, oltre 500 case offerte ai turisti sul portale Airbnb: gli albergatori presentano un esposto. "Dovete controllarli tutti"
VIAREGGIO. Cinquecentotrentacinque posti dove passare i ponti di primavera a Viareggio. È questo il numero di camere o appartamenti in città che venivano offerte ai turisti su Airbnb, portale Internet che mette in comunicazione chi cerca e chi propone un alloggio da affittare. Nell’idea di vivere un’esperienza come una persona del luogo. È la cosiddetta sharing economy, l’economia della condivisione, che in teoria non dovrebbe avere nulla a che fare con l’attività imprenditoriale.
Fatto sta che gli oltre 500 annunci presenti hanno mandato su tutte le furie gli hotel. Che hanno elaborato un dossier – con tanto di elenchi delle offerte individuate – a disposizione di chiunque voglia far scattare i controlli. A partire dal Comune e dalla polizia municipale. Nel mirino degli albergatori ci sono i furbetti delle vacanze: privati che affittano appartamenti o camere su Airbnb. Il concetto alla base di questo portale è nota: si vuole mettere a disposizione di una persona che vive altrove la propria abitazione per un periodo breve. Lo slogan, appunto, è quello di «vivere in un posto come una persona del luogo» offrendo ospitalità in un alloggio.
Ma, secondo Federalberghi, la stragrande maggioranza degli annunci che compaiono a Viareggio nascondono un’attività ricettiva niente affatto saltuaria. Che per questo motivo dovrebbe essere regolamentata e sottoposta a pagamento delle tasse come un’impresa qualsiasi.
«Nel periodo di Pasqua – afferma Elisabetta Bellotti, titolare del Garden e presidente di Federalberghi – risultavano disponibili su Airbnb 535 alloggi, di cui 403 (oltre il 75%) riferiti ad interi appartamenti. Erano 392 (oltre il 73%) quelli disponibili per più di sei mesi. Mentre 251 (quasi la metà) erano gestiti da host (coloro che ospitano, ndr) che mettono in vendita più di un alloggio».
«L’indagine da noi svolta – prosegue Bellotti – ha il fine di richiamare l’attenzione sulle quattro grandi bugie della cosiddetta sharing economy. Non è vero che si condivide l’esperienza con il titolare: la maggior parte egli annunci pubblicati su Airbnb si riferisce all’affitto di interi appartamenti in cui non abita nessuno. Non è vero che si tratta di attività occasionali: la maggior parte degli annunci si riferisce ad appartamenti disponibili per oltre sei mesi l’anno. Non è vero che si tratta di forme integrative di reddito: sono attività economiche a tutti gli effetti che molto spesso fanno capo ad inserzionisti che gestiscono più alloggi. Infine, non è vero che le nuove formule compensano la mancanza di offerta: gli alloggi presenti su Airbnb sono concentrati soprattutto nelle grandi città e nelle principali località turistiche, come Viareggio».
«Ne consegue – prosegue Bellotti – che il consumatore è ingannato due volte: viene tradita la promessa di vivere un’esperienza autentica e vengono eluse le norme poste a tutela del cliente, dei lavoratori, della collettività, del mercato. È inoltre importante sottolineare che vengono danneggiate tanto le imprese turistiche tradizionali quanto coloro che gestiscono in modo corretto le nuove forme di accoglienza». «Federalberghi – conclude Bellotti – ha censito gli alloggi disponibili sui vari portali e mette gli elenchi a disposizione delle autorità, affinché svolgano gli opportuni controlli».
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