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Festeggia 95 anni l’edicola del batterista dei divi
PIETRASANTA. Novantacinque anni dopo l’edicola di paese è sempre lì, nel suo angolo, crocevia di umori e pensieri, sane arrabbiature e confidenze. Erano infatti i primi giorni del maggio 1922 quando...
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PIETRASANTA. Novantacinque anni dopo l’edicola di paese è sempre lì, nel suo angolo, crocevia di umori e pensieri, sane arrabbiature e confidenze. Erano infatti i primi giorni del maggio 1922 quando Torquato Coluccini e la moglie, Leontina Mazzocchi, decisero di aprire, nel cuore pulsante di Valdicastello quella che appunto si proponeva come un’edicola, ma che in realtà, come da retaggio dei tempi, era un emporio a tutto tondo: certo, mettevi la mano sulla copia fresca di stampa del giornale o della Domenica del Corriere, ma potevi trovare anche le maglie, il giocattolo da regalare ai bambini, le scarpe e l’intimo, l’orologio e la caffettiera, gli oggetti per la casa e mille altre curiosità nebulizzate fra gli scaffali.
Quasi un secolo dopo è Giorgio Coluccini, settantanove anni – per tutti Giò di Torquà – a portare avanti l’attività di famiglia e ad accogliere amici e clienti con: il sorriso, la battuta pronta e una sana praticità che si accompagna ad una vita, quella di Giò, avventurosa ed adrenalinica. Già perché nei giorni del 95° dell’edicola dei Coluccini a Valdicastello, è bello riavvolgere il nastro della memoria e calarsi nell’amarcord di chi ha trascorso gran parte della sua vita a fianco dei miti della musica.
Del resto Giò di Torquà, dall’edicola di babbo e mamma, visto il talento innato come batterista, era fuggito ben presto per unirsi alle orchestre più importanti della Versilia e non solo. Orchestre che poi calcarono, da protagoniste, palchi prestigiosi, come quelli del La Bussola suonando per Mina, Ornella Vanoni, Nini Rosso, Domenico Modufno, Johnny Dorelli, Lola Falana, Massimo Ranieri, Charles Aznavour, o ancora accompagnando le gag inarrivabili di Walter Chiari, Alighiero Noschese, Gigi Proietti, Renato Rascel o gli stacchetti oltre il tempo di Raffaella Carrà.
E così parlare con Giò di Torquà, all’interno del suo negozio che si affaccia sulla strada di paese, è privilegio irrinunciabile.
«Ho trascorso una vita a girare il mondo: la mia carriera di musicista – ha più volte ricordato Giò – mi imponeva viaggi continui: una volta andai per concerti per sedici mesi consecutivi. Ma alle radici con l’edicola dei miei genitori e con Valdicastello, mai sono venuto meno. Poi un giorno ho detto basta alla mia carriera, ai concerti, alla mia batteria e sono tornato in paese, per proseguire il sogno di babbo Torquato e mamma Leontina, che non ci sono più, ma che sarebbero contenti di quello che faccio oggi a Valdicastello. Così come sono contento io, perché questa è la mia terra e questa è la mia gente». (l.b.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Quasi un secolo dopo è Giorgio Coluccini, settantanove anni – per tutti Giò di Torquà – a portare avanti l’attività di famiglia e ad accogliere amici e clienti con: il sorriso, la battuta pronta e una sana praticità che si accompagna ad una vita, quella di Giò, avventurosa ed adrenalinica. Già perché nei giorni del 95° dell’edicola dei Coluccini a Valdicastello, è bello riavvolgere il nastro della memoria e calarsi nell’amarcord di chi ha trascorso gran parte della sua vita a fianco dei miti della musica.
Del resto Giò di Torquà, dall’edicola di babbo e mamma, visto il talento innato come batterista, era fuggito ben presto per unirsi alle orchestre più importanti della Versilia e non solo. Orchestre che poi calcarono, da protagoniste, palchi prestigiosi, come quelli del La Bussola suonando per Mina, Ornella Vanoni, Nini Rosso, Domenico Modufno, Johnny Dorelli, Lola Falana, Massimo Ranieri, Charles Aznavour, o ancora accompagnando le gag inarrivabili di Walter Chiari, Alighiero Noschese, Gigi Proietti, Renato Rascel o gli stacchetti oltre il tempo di Raffaella Carrà.
E così parlare con Giò di Torquà, all’interno del suo negozio che si affaccia sulla strada di paese, è privilegio irrinunciabile.
«Ho trascorso una vita a girare il mondo: la mia carriera di musicista – ha più volte ricordato Giò – mi imponeva viaggi continui: una volta andai per concerti per sedici mesi consecutivi. Ma alle radici con l’edicola dei miei genitori e con Valdicastello, mai sono venuto meno. Poi un giorno ho detto basta alla mia carriera, ai concerti, alla mia batteria e sono tornato in paese, per proseguire il sogno di babbo Torquato e mamma Leontina, che non ci sono più, ma che sarebbero contenti di quello che faccio oggi a Valdicastello. Così come sono contento io, perché questa è la mia terra e questa è la mia gente». (l.b.)
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