Il presidio
Mare pulito, ecco come funziona l’impianto
Partita la sperimentazione sulla Fossa dell’Abate. L’Università di Pisa monitorerà i risultati
VIAREGGIO. Gli impianti al peracetico per il mare pulito in Versilia sono in azione da qualche giorno. Giovedì scorso ci sono stati i primi incontri dell’amministrazione comunale di Camaiore per illustrare la modalità di funzionamento. Gli impianti, un’opera provvisoria ma molto attesa, dovranno letteralmente “disinfettare” le acque di alcuni fossi che sono la causa dei divieti di balneazione nelle estati versiliesi. Questo in attesa dei lavori sulle fognature da parte di Gaia previsti nell’accordo di programma sulla Balneazione. Cantieri che sono attualmente in corso.
L’utilizzo dell’acido peracetico, come detto, è un intervento sperimentale, i cui esiti non sono del tutto prevedibili. Dalla ricerca dell’Università di Pisa si ricavano limitate indicazioni sui possibili risultati conseguibili: si dispone infatti solo di dati sull’utilizzo del peracetico nella disinfezione di impianti industriali alimentari, di acquedotti, di reflui ma non di acque superficiali.
La sperimentazione si basa, in un primo step, sull’immissione della sostanza all’interno delle stazioni di sollevamento (ovvero le idrovore) situate in via Fratti, nel Comune di Viareggio, e in via Luporini, nel Comune di Camaiore, le cui acque confluiscono nel fosso dell’Abate. Se i risultati di questa prima fase daranno esiti positivi, è previsto il proseguimento della sperimentazione con l’immissione anche nel fosso Fiumetto e nel fosso Motrone.
La valutazione degli esiti avviene in base ad una serie di parametri: primo tra tutti abbattimento della carica batterica in una percentuale calcolata dall’Università in base ai dati forniti dal Comune di Pietrasanta relativi all’utilizzo dell’acido nel triennio 2005-2007. Oltre a questo, verrà calcolata l’assenza di effetti ecotossici utilizzando dei test su microorganismi.
L’abbattimento della carica batterica viene calcolata in base a un logaritmo (è stato calcolato tecnicamente come 1 log ± 0. 4). Per fare un esempio: se si ha una carica microbica a monte di 3000 unità su 100 millilitri, dopo l’utilizzo del peracetico, il risultato sarà soddisfacente se si otterrà una concentrazione da 750 a 120. I limiti previsti dalla normativa sono rispettivamente per l’escherichia coli 500 su 100ml e per gli enterococchi 200 su 100 ml.
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