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SPIAGGE all’asta 

Mallegni e Mazzoni scrivono al premier

MARINA. «I balneari di Marina di Pietrasanta, con la riforma delle concessioni demaniali marittime, rischiano di perdere le loro aziende e le loro case sulle quali sono state iscritte ipoteche»....

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MARINA. «I balneari di Marina di Pietrasanta, con la riforma delle concessioni demaniali marittime, rischiano di perdere le loro aziende e le loro case sulle quali sono state iscritte ipoteche». Parole,contenute in una lettera a firma del sindaco Massimo Mallegni e del vice Daniele Mazzoni, inviata al presidente del consiglio Paolo Gentiloni. «Pietrasanta conta oltre 100 stabilimenti balneari, piccole, piccolissime imprese a conduzione familiare con oltre 2 mila addetti, posti di lavoro della nostra comunità e soprattutto residenti in Italia. In alcuni casi gli stabilimenti balneari sono gestiti da generazioni, e proprio tale specificità ha permesso di creare un turismo stanziale fin dagli anni cinquanta. Molti concessionari in un quadro legislativo stabile hanno contratto mutui anche trentennali e ora rischiano di perdere le loro aziende e le loro case sulle quali sono state iscritte ipoteche se diverse dagli stabilimenti balneari. La quasi totalità delle famiglie dei balneari - aggiungono Mallegni e Mazzoni - vivono nelle case di guardianaggio degli stabilimenti. Potrebbero quindi perdere non solo il lavoro ma anche la casa, e Comuni come il nostro che aiuta già oltre 1200 famiglie bisognose, con oltre 3600 disoccupati e 174 famiglie senza casa, non potrebbe sopportare questi nuovi poveri».
«Non possiamo non rammentare l’importante servizio di salvamento svolto dalle imprese balneari, attività, che vogliamo ricordare, spetta ai Comuni in caso di mancanza di concessionari, l'importante servizio di defibrillatori installati dai concessionari balneari in tutto il litorale, la rimozione dei detriti (talvolta si tratta di spese ingenti) effettuato dagli stessi concessionari. Tutto questo equilibrio- ribadiscono da Pietrasanta - verrebbe meno all’apertura del mercato alle imprese multinazionali, La soluzione auspicabile è di mandare a gara le nuove concessioni e conservare le esistenti per almeno 30 anni. Appare troppo semplice offrire i beni demaniali nelle condizioni attuali, le imprese storiche hanno bonificato aree, creato servizi, avviamento e ora dovrebbero lasciare il campo a multinazionali. Vogliamo anche rappresentare che i Comuni non sono in grado di espletare le gare perché non hanno né la struttura né competenze in un campo così difficile che potrebbe aprire la via a infiltrazioni mafiose come accaduto in altre parti del paese». (l.b.)

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