Il presidio
Continua la moria di pesci nelle acque di Massarosa
di Cesare Bonifazi
Nuove segnalazioni intorno alla Gora di Stiava e nella zona del Tarabuso L’amministrazione: «Chiederemo nuovamente il parere dell’Arpat»
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MASSAROSA. Ancora pesci morti nelle acque del territorio di Massarosa. Gli episodi di morie si moltiplicano e solo negli ultimi mesi ci sono stai ben quattro episodi. L’ultimo in ordine temporale è accaduto ieri, o almeno questa è la data dell’ultimo ritrovamento. Decine di pesci sono stati trovati senza vita vicino alla Gora di Stiava. A fare il ritrovamento è stata una signora che stava portando a spasso il cane: «Proprio dietro al benzinaio c’è un passaggio sterrato che porta alla Gora. Da lì si arriva a un ponticello che passa sopra a un torrente - racconta - c’erano tantissimi pesci ed erano tutti ammassati in quel posto perché sono rimasti incastrati negli arbusti. È probabile che gli animali siano morti altrove e che siano stati portati lì dalla corrente».
La segnalazione è arrivata immediatamente anche in Comune all’ufficio ambiente: è stato inviato un incaricato per controllare.
«Abbiamo notato che intorno al luogo dove sono stati trovati i pesci non ci sono particolari segni - spiega l’assessora all’Ambiente Agnese Marchetti - è verosimile che non siano morti lì. Per cercare di risalire alle cause avvertiremo Arpat che ha già fatto i campionamenti in passato su casi simili».
Come detto infatti, quello di Stiava è soltanto l’ultimo episodio: recentemente sono morti decine di pesci anche nella zona del Tarabuso in via del Brentino. E poi sul Massaciuccoli qualche settimana fa e ancora prima nello specchio d’acqua di San Rocchino in via di Montramito. In questo primo caso Arpat aveva stabilito che a causare la morte di centinaia di pesci era stata un’algakiller che, con la fioritura, avrebbe liberato una sostanza altamente tossica che avrebbe colpito i tessuti neuronali degli animali. Alcuni pescatori della zona chiedono che Arpat faccia un’analisi approfondita delle acque di tutto il territorio perché c’è il timore che possa non essere solo l’alga a uccidere i pesci: torna infatti l’idea che ci siano in zona dei bracconieri che utilizzano metodi non ortodossi per sterminare quanti più animali possibili e raccoglierli poi con il favore della notte, quando nessuno riesce a vederli.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
La segnalazione è arrivata immediatamente anche in Comune all’ufficio ambiente: è stato inviato un incaricato per controllare.
«Abbiamo notato che intorno al luogo dove sono stati trovati i pesci non ci sono particolari segni - spiega l’assessora all’Ambiente Agnese Marchetti - è verosimile che non siano morti lì. Per cercare di risalire alle cause avvertiremo Arpat che ha già fatto i campionamenti in passato su casi simili».
Come detto infatti, quello di Stiava è soltanto l’ultimo episodio: recentemente sono morti decine di pesci anche nella zona del Tarabuso in via del Brentino. E poi sul Massaciuccoli qualche settimana fa e ancora prima nello specchio d’acqua di San Rocchino in via di Montramito. In questo primo caso Arpat aveva stabilito che a causare la morte di centinaia di pesci era stata un’algakiller che, con la fioritura, avrebbe liberato una sostanza altamente tossica che avrebbe colpito i tessuti neuronali degli animali. Alcuni pescatori della zona chiedono che Arpat faccia un’analisi approfondita delle acque di tutto il territorio perché c’è il timore che possa non essere solo l’alga a uccidere i pesci: torna infatti l’idea che ci siano in zona dei bracconieri che utilizzano metodi non ortodossi per sterminare quanti più animali possibili e raccoglierli poi con il favore della notte, quando nessuno riesce a vederli.
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