Il presidio
Guasto al depuratore: corsa contro il tempo
di Donatella Francesconi
Capitaneria e Arpat hanno avviato il monitoraggio dell’acqua di fossi e canali. Gaia: risolviamo prima dell’estate
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VIAREGGIO. Il depuratore si è rotto. E all’ingresso nel mese di maggio, quello dei campionamenti Arpat per la balneabilità del mare viareggino e versiliese mancano venti giorni. Senza considerare che, in realtà, i primi campionamenti per così dire di “prova” Arpat li inizia a metà aprile. È corsa contro il tempo, dunque. Per riparare il guasto ed eseguire gli interventi necessari, ma anche per le verifiche indispensabili dopo la comunicazione arrivata a tutti gli Enti competenti da parte di Gaia. Comunicazione nella quale si avvisa del guasto e dei possibili sforamenti di alcuni parametri nelle acque.
Così lunedì mattina Capitaneria di porto ed Arpat sono intervenuti sul Fosso Farabola e canale Burlamacca, eseguendo due campionamenti sul primo corso d’acqua ed uno sul secondo: «Il depuratore di Viareggio continua a dare malfunzionamenti», spiega Federico Giorgi, comandante in seconda della Capitaneria viareggina, «e l’acqua non è al massimo. Quindi noi controlliamo. Perché il problema, è innegabile, c’è».
Il lavoro della Capitaneria non si ferma in porto: ogni attività svolta in materia è stata relazionata, passo dopo passo, alla Procura della Repubblica di Lucca: «Abbiamo inviato diverse informative», sono le parole di Giorgi.
Sul fronte di Gaia, l’azienda idrica che gestisce il depuratore, parla Francesco Di Martino, ingegnere responsabile del servizio acquedotto (oltre che della produzione interna e dell'intera area tecnica): «C’è stato un guasto alla linea che tratta un terzo delle acque, Così tutta l’acqua è stata trattata dalla linea vecchia. Con una gestione abbastanza al limite».
Più o meno questa la comunicazione che ha messo in allarme Capitaneria ed Agenzia regionale per l’ambiente. La linea che ha accusato il guasto, spiega ancora Gaia, «funziona a membrane» ed il primo intervento che Gaia ha messo in atto è la riparazione con una tempistica che dovrebbe veder terminare i lavori «entro una quindicina di giorni». Ma non finisce qui: «Il secondo intervento - spiega Di Martino - è la manutenzione dei rotori dell’impianto “carousel”» da terminare prima dell’estate. A seguire, i lavori - annunciati da Gaia nei giorni scorsi - «per l’installazione di diffusori ad aria al posto dei rotori» . Il depuratore di Viareggio, infatti, ha tre vasche di tipo “carousel” dotate di aeratori a spazzola, «che hanno modeste rese di trasferimento dell’ossigeno e sono soggetti a frequenti guasti». I lavori sono stati già aggiudicati tramite gara d'appalto e saranno realizzati entro dicembre 2017, per una spesa di circa 400.000 euro.
C’è poi la tanto attesa nuova linea: ma per realizzarla servono sei milioni e questo è un capitolo che attiene al maxi finanziamento bancario che Gaia sta tentando di portare a casa.
Intanto, però, le segnalazioni dei cittadini sulla pessima qualità delle acque di fossi e canali non si placano. Quando Arpat e militari della Capitaneria si sono affacciati, lunedì mattina, sul bordo del Fosso Farabola, non c’è stato bisogno di parole: acqua nera in più punti ed escrementi in superficie, diretti al mare.
Quel mare che vede l’obbligo di depurazione delle arselle per i pescatori professionisti, e per fortuna che oggi c’è il fermo pesca per questa categoria. Ma con che cuore si va a fare arselle per consumarle sui fornelli di casa propria?
Mentre si accende il dibattito - per gran parte politico - sulla scelta della Regione di sperimentare l’acido peracetico come formula anti inquinamento, Viareggio continua a fare la propria parte da pecora nera del sistema della depurazione. Affidata ad un impianto «che non tiene per tutte le magagne che ha Viareggio», così le parole di Federico Giorgi, forte del lavoro che la Capitaneria sta mettendo in campo per vigilare sulla qualità delle acque che vanno al mare.
Così lunedì mattina Capitaneria di porto ed Arpat sono intervenuti sul Fosso Farabola e canale Burlamacca, eseguendo due campionamenti sul primo corso d’acqua ed uno sul secondo: «Il depuratore di Viareggio continua a dare malfunzionamenti», spiega Federico Giorgi, comandante in seconda della Capitaneria viareggina, «e l’acqua non è al massimo. Quindi noi controlliamo. Perché il problema, è innegabile, c’è».
Il lavoro della Capitaneria non si ferma in porto: ogni attività svolta in materia è stata relazionata, passo dopo passo, alla Procura della Repubblica di Lucca: «Abbiamo inviato diverse informative», sono le parole di Giorgi.
Sul fronte di Gaia, l’azienda idrica che gestisce il depuratore, parla Francesco Di Martino, ingegnere responsabile del servizio acquedotto (oltre che della produzione interna e dell'intera area tecnica): «C’è stato un guasto alla linea che tratta un terzo delle acque, Così tutta l’acqua è stata trattata dalla linea vecchia. Con una gestione abbastanza al limite».
Più o meno questa la comunicazione che ha messo in allarme Capitaneria ed Agenzia regionale per l’ambiente. La linea che ha accusato il guasto, spiega ancora Gaia, «funziona a membrane» ed il primo intervento che Gaia ha messo in atto è la riparazione con una tempistica che dovrebbe veder terminare i lavori «entro una quindicina di giorni». Ma non finisce qui: «Il secondo intervento - spiega Di Martino - è la manutenzione dei rotori dell’impianto “carousel”» da terminare prima dell’estate. A seguire, i lavori - annunciati da Gaia nei giorni scorsi - «per l’installazione di diffusori ad aria al posto dei rotori» . Il depuratore di Viareggio, infatti, ha tre vasche di tipo “carousel” dotate di aeratori a spazzola, «che hanno modeste rese di trasferimento dell’ossigeno e sono soggetti a frequenti guasti». I lavori sono stati già aggiudicati tramite gara d'appalto e saranno realizzati entro dicembre 2017, per una spesa di circa 400.000 euro.
C’è poi la tanto attesa nuova linea: ma per realizzarla servono sei milioni e questo è un capitolo che attiene al maxi finanziamento bancario che Gaia sta tentando di portare a casa.
Intanto, però, le segnalazioni dei cittadini sulla pessima qualità delle acque di fossi e canali non si placano. Quando Arpat e militari della Capitaneria si sono affacciati, lunedì mattina, sul bordo del Fosso Farabola, non c’è stato bisogno di parole: acqua nera in più punti ed escrementi in superficie, diretti al mare.
Quel mare che vede l’obbligo di depurazione delle arselle per i pescatori professionisti, e per fortuna che oggi c’è il fermo pesca per questa categoria. Ma con che cuore si va a fare arselle per consumarle sui fornelli di casa propria?
Mentre si accende il dibattito - per gran parte politico - sulla scelta della Regione di sperimentare l’acido peracetico come formula anti inquinamento, Viareggio continua a fare la propria parte da pecora nera del sistema della depurazione. Affidata ad un impianto «che non tiene per tutte le magagne che ha Viareggio», così le parole di Federico Giorgi, forte del lavoro che la Capitaneria sta mettendo in campo per vigilare sulla qualità delle acque che vanno al mare.
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