Il presidio
Anche la Cassazione licenzia Riccardo Antonini
di Donatella Francesconi
Confermato il provvedimento di Rete ferroviaria italiana che diventa definitivo Il torto: aver dichiarato Rfi, poi condannata, colpevole per la strage di Viareggio
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VIAREGGIO. Tre mesi e mezzo dopo la sentenza del Tribunale di Lucca che ha condannato, per Rete ferroviaria italiana, sia Mauro Moretti che Michele Mario Elia per il disastro ferroviario di otto anni fa a Viareggio, ecco l’esito della Corte di Cassazione sul licenziamento di Rfi a carico di Riccardo Antonini. Anche il terzo grado di giudizio, quello definitivo per il sistema giudiziario italiano, ha confermato il licenziamento del ferroviere che scelse di svolgere attività gratuita come consulente di parte per una famiglia che aveva avuto una vittima in quella maledetta notte del 29 giugno 2009. Il ferroviere che è sempre stato al fianco dei familiari delle vittime e dei colleghi che si sono costituiti parte civile nel processo per il disastro avvenuto ad un passo dalle case di via Ponchielli.
«Con sette paginette scarne e striminzite è stata confermata la sentenza di primo grado del 4 giugno 2013», sono le parole a caldo di Antonini. Il quale sottolinea una tempistica che offende: «L'udienza si è tenuta il 18 gennaio scorso, nel mezzo di altre ventisei udienze della durata di pochi minuti ciascuna. Da catena di montaggio… Lo stesso giorno, 18 gennaio 2017, hanno emesso la sentenza, che riporta la stessa data. Definirla una farsa (nel merito e nel metodo) è accreditarla di un complimento che, ovviamente, non merita».
I giudici della Suprema Corte sono entrati nel merito delle scelte del dipendente di Rfi, scrivendo tra l’altro: «Emerge che il ricorrente aveva più volte sostenuto la responsabilità della società e dei suoi vertici per aver cagionato il disastro ferroviario di Viareggio». Una responsabilità oggi sancita da una sentenza di primo grado, emessa dal Tribunale di Lucca, che all’ex amministratore delegato di Rfi, Moretti, ha comminato sette anni di carcere e a colui che era nello stesso ruolo all’epoca della tragedia 7 anni e 6 mesi. Insomma, Antonini - nelle dichiarazioni che gli vengono contestate - ha avuto la “colpa” di anticipare quanto tre giudici, dopo oltre tre anni di dibattimento, hanno poi messo nero su bianco. «Una verità già scritta e scolpita nel corso di questi anni», sono le parole di Antonini che aggiunge: «Ma noni finisce qui». Valutando di far valere i propri diritti fino agli organismi europei di giustizia.
«Con sette paginette scarne e striminzite è stata confermata la sentenza di primo grado del 4 giugno 2013», sono le parole a caldo di Antonini. Il quale sottolinea una tempistica che offende: «L'udienza si è tenuta il 18 gennaio scorso, nel mezzo di altre ventisei udienze della durata di pochi minuti ciascuna. Da catena di montaggio… Lo stesso giorno, 18 gennaio 2017, hanno emesso la sentenza, che riporta la stessa data. Definirla una farsa (nel merito e nel metodo) è accreditarla di un complimento che, ovviamente, non merita».
I giudici della Suprema Corte sono entrati nel merito delle scelte del dipendente di Rfi, scrivendo tra l’altro: «Emerge che il ricorrente aveva più volte sostenuto la responsabilità della società e dei suoi vertici per aver cagionato il disastro ferroviario di Viareggio». Una responsabilità oggi sancita da una sentenza di primo grado, emessa dal Tribunale di Lucca, che all’ex amministratore delegato di Rfi, Moretti, ha comminato sette anni di carcere e a colui che era nello stesso ruolo all’epoca della tragedia 7 anni e 6 mesi. Insomma, Antonini - nelle dichiarazioni che gli vengono contestate - ha avuto la “colpa” di anticipare quanto tre giudici, dopo oltre tre anni di dibattimento, hanno poi messo nero su bianco. «Una verità già scritta e scolpita nel corso di questi anni», sono le parole di Antonini che aggiunge: «Ma noni finisce qui». Valutando di far valere i propri diritti fino agli organismi europei di giustizia.
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