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Quando buona tavola fa rima con salute
Alla Gabbianella di via Fratti i corsi di cucina sana. Con la ciccia nel coccio di Michelangelo Masoni
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VIAREGGIO. La ciccia nel coccio. La “ciccia” è quella di Michelangelo Masoni, titolare della omonima macelleria sotto le logge al Piazzone. I “cocci” sono quelli della Gabbianella, il negozio di Lisa Giambastiani: le pentole di terracotta, realizzate con la terra rossa d’Impruneta. Dallo “sposalizio” tra le due eccellenze — una materia prima di ottima qualità e strumenti di assoluto valore — non può che derivare un piacere per la vista e per il palato. E in primis per la salute.
Dal loro connubio infatti — nella “lezione-cena” che ha avuto luogo nel negozio di via Fratti — ne sono nati piatti non solo appetibili e squisiti, ma soprattutto “sani”. La qualità prima di tutto: Michelangelo Masoni non si è risparmiato nel raccontare ed evidenziare le doti di carni di qualità cresciute in allevamenti lontani dalle logiche industriali: «La biodinamica è la filosofia — ha detto Masoni — che sempre guida le nostre scelte».
Comprendendo in quel “nostre” anche il “modus operandi” di Gabriele Da Prato del Podere Concori, un viticoltore di Gallicano che con i suoi ottimi vini (bianchi e rossi) ha corredato i cibi. I crostini di fegatini, il grano antico condito con porri e broccoli, i tordelli al ragù di carne, l’arista porchettata, le salsicce confezionate sul momento da Masoni e cotte sul coccio con griglia, il pepeoso e le patata nel coccio.
Cottura nel coccio che merita un discorso a parte: lenta, come era quella delle nonne, che seguivano i cibi per ore sul fuoco, accompagnando le pietanze nelle pentole con cura e pazienza.
«È un tipo di cucina che accarezza il prodotto, mantenendo integre tutte le proprietà — ha spiegato Lisa Giambastiani — cucinare nel coccio è un rito, è un ritorno all’antico. Le nostre pentole hanno bisogno di una gestazione, prima del loro uso vanno tenute ammollo per ore come il feto nel grembo materno. Del resto il cibo dalla terra nasce e nella terra viene cotto, fin dalla preistoria» .
Tutte le ricette si possono trovare sul sito della Gabbianella così come i prossimi eventi a tema che Lisa sta preparando per il mese di aprile.
Cristina Bulgheri
Dal loro connubio infatti — nella “lezione-cena” che ha avuto luogo nel negozio di via Fratti — ne sono nati piatti non solo appetibili e squisiti, ma soprattutto “sani”. La qualità prima di tutto: Michelangelo Masoni non si è risparmiato nel raccontare ed evidenziare le doti di carni di qualità cresciute in allevamenti lontani dalle logiche industriali: «La biodinamica è la filosofia — ha detto Masoni — che sempre guida le nostre scelte».
Comprendendo in quel “nostre” anche il “modus operandi” di Gabriele Da Prato del Podere Concori, un viticoltore di Gallicano che con i suoi ottimi vini (bianchi e rossi) ha corredato i cibi. I crostini di fegatini, il grano antico condito con porri e broccoli, i tordelli al ragù di carne, l’arista porchettata, le salsicce confezionate sul momento da Masoni e cotte sul coccio con griglia, il pepeoso e le patata nel coccio.
Cottura nel coccio che merita un discorso a parte: lenta, come era quella delle nonne, che seguivano i cibi per ore sul fuoco, accompagnando le pietanze nelle pentole con cura e pazienza.
«È un tipo di cucina che accarezza il prodotto, mantenendo integre tutte le proprietà — ha spiegato Lisa Giambastiani — cucinare nel coccio è un rito, è un ritorno all’antico. Le nostre pentole hanno bisogno di una gestazione, prima del loro uso vanno tenute ammollo per ore come il feto nel grembo materno. Del resto il cibo dalla terra nasce e nella terra viene cotto, fin dalla preistoria» .
Tutte le ricette si possono trovare sul sito della Gabbianella così come i prossimi eventi a tema che Lisa sta preparando per il mese di aprile.
Cristina Bulgheri
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