Il sindaco su “I Care”: tutto a norma di legge
«Alla costituzione della società il decreto Madia non c’era»
VIAREGGIO. La società “I Care”, interamente pubblica e affidataria del servizio di riscossione tributi per il Comune di Viareggio, «opera nel pieno rispetto della legge». All’indomani dalla notizia delle sentenza della commissione tributaria, terza sezione, presidente il giudice Francesco Terrusi (che siede anche in Cassazione) interviene così il sindaco Giorgio Del Ghingaro, in un faccia a faccia con il “Tirreno”.
I giudici alle prese con un ricorso contro la Viareggio Patrimonio già fallita hanno tenuto anche a ricordare quanto disposto dal decreto legislativo 175/2016, in base al quale (articolo 14, comma 6) «nei cinque anni successivi alla dichiarazione di fallimento di una società a controllo pubblico, titolare di affidamenti diretti, le pubbliche amministrazioni non possono gestire medesimi servizi di quella fallita mediante altre società a partecipazione pubblica». Anzi, a dirla tutta i verbi utilizzati dal legilstatore sono tre: «Nei cinque anni successivi alla dichiarazione di fallimento di una società a controllo pubblico titolare di affidamenti diretti, le pubbliche amministrazioni controllanti non possono costituire nuove società, né acquisire o mantenere partecipazioni in società, qualora le stesse gestiscano i medesimi servizi di quella dichiarata fallita.
Sindaco, pare di capire che l’amministrazione comunale non ritenga di avere alcuna preoccupazione sulla regolarità di costituzione ed esistenza di I Care. Da cosa derivano le vostre certezze?
«In base a quanto mi hanno detto i miei legali escludo che vi possano essere margini di dubbio. Legali e notai hanno lavorato alla vicenda “I Care”. Che non è certo nata dal nulla...».
Qual è il primo elemento portato a conforto della regolarità dell’iter e del lavoro della società di riscossione?
«Direi che è sufficiente ripercorre le date dell’operazione che si ha visto impegnati nei mesi della prima fase del mandato elettorale. Noi abbiamo agito prima del decreto Madia, pubblicato in Gazzetta ufficiale l’8 settembre dello scorso anno ed entrato in vigore il 23 settembre. Va poi ricordato che il 25 novembre vi è stata la sentenza della Corte Costituzionale che ha annullato parte di quel decreto. A questa scansione temporale aggiungerei che i decreti attuativi modificati sono del 23 febbraio di quest’anno, e dunque è questa la reale entrata in vigore del decreto. Voglio dire, però, che saremmo comunque fuori dall’applicazione del decreto alla vicenda della società “I Care” anche se per prudenza tenessimo a riferimento la sola data dell’8 settembre 2016. E qui vale la pena di ricordare che la trasformazione di Asp in “I Care” del 22 aprile 2016, con la delibera di consiglio comunale, la cui esecutività è datata 16 maggio. Il 30 dello stesso mese è poi stato approvato, in consiglio comunale, il Piano industriale della nuova società ed il giorno successivo avviene il trasferimento dei dipendenti. Vorrei anche ricordare come il fatto che per l’intera operazione sia stato necessario l’accordo con i sindacati ha fatto sì che l’amministrazione avesse il dover di pubblicare tutti gli atti relativi».
Un’affermazione che suona come una chiamata ad una responsabilità collettiva...
«Aggiungo solo questo: tutti sapevano qual era l’operazione. Un’operazione che salvaguarda l’Ente dal fare danno erariale».
Eppure all’epoca si sostenne, ed oggi sembra sostenerlo la sentenza della commissione tributaria, che anche per trasferire il servizio di riscossione servisse una procedura di gara...
«Posso farne una e mille di gara: non mi spaventa certo il ricorso a questo strumento. Ma l’obiettivo - nel caso del passaggio dalla Viareggio Patrimonio ad I Care - era la salvaguardia occupazionale. Ed io difendo questa scelta, come difendo la decisione che ha portato alla nascita della nuova società. Lo scrissi nel dettaglio anche nella lettera aperta che ebbi a scrivere, nell’estate 2016, al commissario prefettizio, Fabrizio Stelo».
A questo proposito lei difese, e difende, il rapporto con Anci Innovazione all’interno dell’attività della nuova società. Può ricordare le motivazioni che la portano a questo?
«Avevamo la possibilità, grazie al lavoro di Cesare Cava di avere la formazione gratuita per i dipendenti della Patrimonio transitati in I Care, dentro il contratto complessivo con Anci Innovazione. Invece, come ho detto nell’ultimo consiglio comunale, abbiamo dovuto pagare il professionista, che io considero il più preparato in Italia in materia di tributi, ed la formazione non l’avremo più gratuitamente. Anche se io credo e spero che il rapporto con Cava possa essere recuperato».
Una domanda che riprende proprio le sue affermazioni in consiglio comunale: si è pentito di aver sostenuto il fallimento della Viareggio Patrimonio?
«Colgo l’occasione per affermare quello che all’epoca non si è capito: non ho voluto io il fallimento della Viareggio Patrimonio».
All’epoca c’era la convinzione che la scelta fosse del sindaco per non ritrovarsi il “buco” Patrimonio sul totale del dissesto...
«Assolutamente no. Tanto me lo ritrovo oggi che da sei mesi ho pronto il testo per il concordato fallimentare della società».
Ed allora come è andata?
«È andata che si è presentato da me il liquidatore che avevo nominato, Marco Marchi, il quale mi diede da leggere gli atti - devo dire terribili - fin lì messi insieme. Specificandomi che era obbligato al passo presso il giudice fallimentare. Non potevo che rimettermi alle sue scelte».
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