Il Tirreno

Versilia

Sferzata al sindacato: «Perché non difendete i dipendenti indagati?»

di Melania Carnevali
Sferzata al sindacato: «Perché non difendete i dipendenti indagati?»

Mirco Baldi della Fp Cisl critica i delegati del Comune per non avere ancora preso posizione sull’inchiesta

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SERAVEZZA. Perché i delegati sindacali del Comune di Seravezza non hanno ancora preso posizione sull’inchiesta che coinvolge i sette dipendenti? Perché non intervengono? Lo chiede due volte Mirco Baldi, sindacalista della Fp Cisl provinciale oltreché, anche lui, dipendente comunale di Seravezza, quindi «testimone diretto», come si definisce lui, di quello che accadeva dentro il municipio.

I sette impiegati sono indagati dalla Procura di Lucca per truffa e interruzione di pubblico servizio per presunte pause caffè troppo lunghe. Ad averli “denunciati” un altro dipendente comunale che, nell’esposto presentato in Procura, parlava di veri e propri festini con caffè, tè e pasticcini. Tutto sarebbe avvenuto in una stanza al primo piano del Comune, dove è presente una macchina del caffè e dove poi i carabinieri di Seravezza hanno installato le telecamere, le cui registrazioni sono finite nel faldone delle indagini. «Sì, magari andavano lì dentro a prendere il caffè e magari qualcuno ogni tanto ha portato un vassoio di paste - racconta Baldi -, ma non è vero che hanno commesso reati. Anzitutto perché non sono uffici aperti al pubblico. E poi perché, in ogni caso, quei dipendenti fanno ore e ore di straordinario non retribuito. Quindi anche se si fossero fermati quindici minuti a prendere un caffè, non hanno rubato tempo o denaro a nessuno».

Mirco Baldi parla di «discussione kafkiana». Per lui «si sta discutendo del nulla, anche se verrà scoperto che facevano una o più pause, ed in quel contesto avessero semplicemente conversato del più e del meno, non avrebbero di sicuro commesso un grave reato verso la pubblica amministrazione», dice. Ne è convinto Baldi, come lavoratore prima e come sindacalista poi: «L’operato del personale non si misura col numero dei caffè, ma nel merito dell’operatività e dei risultati: si dà il caso infatti che questi uffici siano sempre stati il fiore all’occhiello di questo comune».

Ma adesso la critica è rivolta pure ai sindacati. O meglio alle rsu, ossia i delegati dei sindacati nei luoghi di lavoro. «Come sindacalista provinciale della Cisl non mi ero mai voluto avventurare in questa vicenda - commenta ancora -, in quanto esiste un sindacato aziendale Rsu che avrebbe dovuto spendere, a mio avviso due parole, evidentemente non ha voluto o potuto prendere una posizione, perché ovviamente, comportava dei giudizi».

Il Tirreno ha contattato una delle delegate sindacali, Maria Rosa Ulivi, della Cgil, che però ha preferito non parlare. «Devo confrontarmi prima con gli altri delegati - dice - non posso parlare a nome mio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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