La Via Crucis alla Cittadella del Carnevale
La Curia: ecco perché l’arcivescovo per la prima volta guiderà la processione tra gli hangar
VIAREGGIO. Nei primi minuti in cui la notizia è circolata in tanti hanno pensato ad uno scherzo, di quelli che fanno dire “Viareggio, Carnevale tutto l’anno”. Invece è vero: il 7 aprile la Cittadella, i suoi hangar, i suoi carristi, le loro opere accoglieranno la via Crucis. Una scelta dell’arcivescovo monsignor Italo Castellani, che sarà presente alla cerimonia e il cui vicario - don Luigi Pellegrini, parroco di Santa Rita, al Campo d’Aviazione - spiega al “Tirreno”: «I carri di quest’anno hanno toccato i temi dell’enciclica di papa Francesco. Proponendo una riflessione, per esempio, sul’accoglienza, l’ecologia, il disarmo». Ed ancora, il pontefice esorta fin dall’inizio del mandato sul Soglio di Pietro a portare la preghiera fuori dai luoghi deputati al culto. «Fino al 2009 se dicevi Viareggio nel mondo tutti pensavano al Carnevale», sottolinea don Luigi nel ricordare come da quella data in poi la via Crucis a Viareggio si sia celebrata due volte nei luoghi del disastro ferroviario che otto anni fa ha provocato trentadue morti.
«Sarebbe sciocco per la Chiesa sostenere che non esista il Carnevale», sono ancora le parole del vicario dell’arcivescovo di Lucca. Cui fa eco la nota diffusa nel pomeriggio di ieri dalla Curia: «Cittadella del Carnevale come luogo di lavoro, di creatività intesa come dono di Dio, condivisa e affidata all'uomo, di festa, quella di un popolo esprime l'ammirazione della vita dell'uomo sia a livello personale che sociale in quanto occasione di incontro tra persone per educarci sempre di più all'insegna della conoscenza reciproca e non certo della trasgressione per costruire una comunità più fraterna». Insomma, sono ancora le parole di don Luigi, «il Carnevale non è solo svago, divertimento, sballo», ma anche momento e luogo «di annuncio di valori - prosegue la nota della Curia -. I carri ogni anno, ma particolarmente questo, hanno dato ai viareggini e non solo messaggi che esaltano la vita dell'umanità in tutte le sue espressioni: pace e violenza, potere e servizio, bellezza del creato, accoglienza, lavoro economia, umanità». Infine, la Cittadella come «luogo di “periferia”, termine caro a papa Francesco, dove l'uomo cerca il senso della vita e Dio va verso l'uomo per incontrarlo».
Sacro e profano, insomma, con la croce che campeggerà al’interno della Cittadella e le “stazioni” dentro gli hangar. «L’abbinamento tra sacro e profano non ci fa paura», risponde don Luigi che non teme neppure l’inevitabile discussione che la decisione della Curia scatenerà. perché «discutere fa parte della vita».
Nei prossimi giorni l’evento sarà definito nei particolari: «Non solo dal punto di vista tecnico - conclude il vicario di monsignor Castellani - ma anche e soprattutto da quello delle riflessioni che porterà in quella serata la partecipazione di tutti».
«La Cittadella del Carnevale - si legge nella nota diffusa ieri dalla Fondazione Carnevale (presidente Marialina Marcucci) è per la comunità di Viareggio il luogo simbolo della creazione, della dedizione e dell'arte. Le opere allegoriche degli artisti del Carnevale, inoltre, offrono numerosi spunti di riflessione su tematiche di attualità come il lavoro, l'inquinamento, l'emigrazione. Ma anche la creatività, la proiezione nel futuro, lo sviluppo delle capacità, l'esercizio dei valori, la comunicazione con gli altri: temi toccati da papa Francesco. Ecco perché quest'anno è la Cittadella del Carnevale, luogo di arte, creazione e lavoro ad accogliere la processione della Via Crucis».
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