«Vi racconto il fascino del “Secondo figlio di Dio”»
SERAVEZZA. Vita, morte e miracoli di David Lazzaretti, figura affascinante ed enigmatica dell’Ottocento italiano, predicatore eretico e visionario che fondò il movimento religioso Giurisdavidismo di...
SERAVEZZA. Vita, morte e miracoli di David Lazzaretti, figura affascinante ed enigmatica dell’Ottocento italiano, predicatore eretico e visionario che fondò il movimento religioso Giurisdavidismo di cui sopravvive qualche anziano praticante sul Monte Labbro, nella provincia grossetana. A lui, propugnatore di una società basata su uguaglianza, solidarietà e giustizia, passato alla storia come il “Cristo dell’Amiata”, è dedicato lo spettacolo che Simone Cristicchi sta portando in giro nei teatri italiani e che stasera fa tappa alle Scuderie Granducali di Seravezza. Si intitola “Il secondo figlio di Dio” - la regia è di Antonio Calenda - ed è stato scritto dal musicista e attore romano insieme a Manfredi Rutelli.
Cristicchi, come mai uno spettacolo su David Lazzaretti? Cosa l’ha affascina di lui?
«Ho conosciuto questa storia diversi anni fa e mi colpì subito perché questo uomo aveva risvegliato le coscienze delle persone della sua epoca. Era un capopopolo. Un visionario con i piedi per terra. Riuscì a cambiare le sorti di molte persone e diventò un pericolo per il potere costituito. Tanto che venne scomunicato dalla chiesa, arrestato e dichiarato sovversivo. Ho approfondito la sua figura e ho cercato, insieme a Manfredi Rutelli, di restituire al pubblico il fascino del “Cristo dell’Amiata” perché è una figura che risveglia interrogativi profondi nelle persone».
Come vivrebbe e cosa farebbe Lazzaretti nel mondo contemporaneo?
«Secondo le testimonianze era una persona che viveva molto appartato e nello stesso tempo era consapevole del proprio carisma. Oggi probabilmente gli avrebbero fatto un Tso e messo in manicomio perché al giorno d'oggi chi ha visioni mistiche o è santo o è pazzo. Per me il Lazzaretti è un uomo che si è “risvegliato”, una sorta di illuminato che ha saputo guardare al mondo con un occhio molto equilibrato, un equilibrio che nasce dall’armonia tra spirito e materia».
Vede qualche contemporaneo assimilabile a Lazzaretti?
«No, secondo me figure come lui arrivano in un determinato momento della storia per indicare delle strade, un pensiero diverso che si contrappone a quello dominante. Spero che la gente non abbia bisogno di figure carismatiche ma che ognuno - attraverso un viaggio di ricerca da fare nel corso della vita - possa trovare la luce dentro se stesso».
David Lazzaretti era toscano: è un caso o c’è qualcosa nel profilo di questo personaggio che lo lega alla “pasta” di cui è fatta questa regione?
«Una volta lessi un aneddoto in cui un gruppo di scienziati e astronomi arabi aveva individuato - con dei calcoli - dove sarebbe dovuto nascere il secondo Cristo. E si fermarono a Siena e il Monte Amiata è lì vicino. Tra leggenda e storia non si sa quale sia la verità. Sul fatto che sia nato in Toscana credo che abbia influito più il suo lavoro di carrettiere. Era un uomo sempre in viaggio e questo ritrovarsi nella natura e nell’infinito sia di notte che di giorno sicuramente ha influito in lui per maturare una sensibilità diversa».
Secondo lei come mai è così poco conosciuto?
«Forse qualcuno ha voluto che non si conoscesse. Perché a un certo punto Lazzaretti dava fastidio alle gerarchie ecclesiastiche. Non ho ancora capito chi fosse davvero Lazzaretti ma qui abbiamo a che fare con un carisma straordinario. Quest'uomo semianalfabeta riusciva a coinvolgere masse di migliaia di persone che credevano ciecamente in lui. Grazie anche allo spettacolo stiamo provvedendo per farlo conoscere e si stanno avvicinando anche personalità della chiesa cattolica. Per esempio a Livorno avrò un incontro con il vescovo che vuole conoscere questa storia in maniera più approfondita. Questo, probabilmente, anche grazie alla figura di Papa Francesco che ha aperto delle porte».
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