Italia
L’inchiesta sul dissesto: maxi buco per la Cittadella mai venduta
L’entrata fu accertata ma nelle casse del Comune non entrò un euro perché l’operazione fallì Oggi nelle carte della guardia di finanza si legge nero su bianco come fu spesa la somma
VIAREGGIO. Magie carnevalesche all’ombra della Cittadella, ma anche magie contabili. Lettura “horror” quella dei verbali dell’inchiesta della guardia di finanza, Nucleo polizia tributaria di Lucca, sezione Tutela della spesa pubblica, là dove si tocca l’operazione di vendita della Cittadella del Carnevale, dal Comune che ne era e ne è proprietario alla Fondazione Carnevale.
Tre perizie diverse nel giro di pochi mesi (vedi articolo a lato): 12.129.011,30 (Comune, gennaio 2010), 18.400.000 (Comune, marzo 2010), 15.000.000 (valore iniziale dato dalla Banca Bnl Paribas), che nessuno ha saputo spiegare alla guardia di finanza. Nell’ambito di un’operazione che non si compirà. Nel senso che dei 18,4 milioni di entrata accertati in bilancio, in realtà non arriverà nelle casse del Comune neppure un euro. Perché l’operazione salterà.
Al governo della città, in quel periodo, c’era l’amministrazione del sindaco Luca Lunardini. A raccontare come è finita e con quali cifre è una delle dipendenti dell’ufficio ragioneria, più volte sentita dalla polizia giudiziaria incaricata dalla Procura dell’indagine che nasce dall’ispezione del ministero dell’economia e finanze (Mef).
«L’importo di 18.400.000 che non si è concretizzato in sede di previsione è stato utilizzato per finanziare spese del rimborso della quota capitale dei prestiti contratti dal Comune per euro 9.475.000; debiti fuori bilancio per euro 117.520,33; ed il disavanzo 2009 per 5.733.925,89 euro. La differenza, per 3.073.553,78 euro, andava a finanziare investimenti impegnati nell'anno».
La conclusione è inevitabile, e la dipendente dell’ufficio ragioneria non si tira indietro: «Il mancato perfezionamento della vendita ha determinato un disavanzo, non essendosi realizzata I'entrata ma essendosi realizzate soltanto le spese per la quota capitale del prestiti e dei debiti fuori bilancio».
All’epoca l’operazione di vendita della Cittadella del Carnevale era stata fortemente sostenuta dall’allora direttore generale del Comune, Edoardo Rivola, uomo di fiducia del sindaco Lunardini. Ragioniere capo entrato in squadra solo nell’estate 2010 era Maurizio Nieriche succede al collega Carlo Bozzi uomo di fiducia dell’ex sindaco Marco Marcucci.
Operazione altrettanto fortemente contestata dal gruppo consiliare del Partito democratico e dall’opposizione di centrosinistra in generale. Alla base della contestazione il fatto che - sottolineava all’epoca il consigliere comunale Andrea Palestini - «osservando l'operazione nei suoi aspetti sostanziali emerge in maniera chiara che si tratta di una cessione fatta ad un ente strumentale, che oltre ad essere partecipato al cento per cento dal Comune dipendeva finanziariamente anche dallo stesso». Ente che - lo si legge oggi nei verbali acquisiti dalla guardia di finanza nella stessa Fondazione - non era assolutamente in grado di sostenere la spesa necessaria all’acquisto.
Fu proprio Palestini a puntare dritto su un aspetto dell’operazione: nell'ambito del progetto di stipula del contratto di leasing da parte della Fondazione Carnevale era previsto il rilascio di una lettera di patronage da parte del Comune, che rappresentava una vera e propria fidejussione. Strumento per il quale il Testo unico degli Enti locali, così fu ricordato nell’aula del consiglio comunale - stabiliva alcune limitazioni, in quanto incrementava potenzialmente l'indebitamento del Comune.
Per cui la fidejussione avrebbe potuto essere rilasciata solo a fronte di un'opera pubblica che sarebbe ritornata di proprietà deIlo stesso Ente pubblico che aveva rilasciato la fidejussione.
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