Il Tirreno

Versilia

Mare sempre più sporco ma sta per scattare l’ora X

di Cesare Bonifazi
Mare sempre più sporco ma sta per scattare l’ora X

I dati dell’Arpat dimostrano che nel 2016 la balneabilità è stata peggiore del 2015 Quasi pronto l’impianto di disinfezione che dovrebbe mettere al sicuro l’estate

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VIAREGGIO. Se non dovessimo scrivere su un giornale, potremmo arrivare a dire in maniera non proprio educata che è stata “un’estate nel liquame”. Un termine edulcorato che però riesce ancora a dare l’idea della situazione della balneazione in Versilia nella scorsa estate. A supportare questa definizione poco nobile è il rapporto dell’Arpat, l’agenzia regionale per la protezione ambientale in Toscana, che ogni hanno stila un lungo riassunto che fotografa la situazione delle nostre coste attraverso i dati raccolti durante le stagioni estive.

Ed effettivamente la condizioni delle nostre spiagge è peggiorata rispetto al 2015 quando ci furono valori sballati di inquinamento delle acque soltanto in un caso (il 15 giugno). Il 2016 invece è stato l’anno degli sforamenti: la campagna dei prelievi nelle acque hanno evidenziato sei casi di inquinamento. Due sono stati nella Fossa dell’Abate sul lato Camaiore a inizio e fine maggio e uno a inizio aprile con concentrazioni batteriche alte di escherichia coli; un superamento c’è stato anche il 30 maggio in due aree di Pietrasanta (sia sul Motrone che sul Fiumetto) e uno il primo settembre sempre sul Fiumetto; un superamento a metà maggio (il 16 per l’esattezza) nella parte sud della Fossa dell’Abate lato Viareggio.

Tuttavia la stagione balneare si è salvata e i titolari degli stabilimenti balneari hanno tirato un respiro di sollievo: i dati negativi si sono concentrati soprattutto a maggio e a settembre, inoltre la pioggia, che si è fatta poco vedere durante il 2006, non ha gonfiato i corsi d’acqua carichi di liquami. E il settore turistico ha potuto lavorare. Ma è stato un terno al lotto. Il rapporto di Arpat parla chiaro: tutti questi episodi riguardano aree che, com’è noto, ripetutamente negli anni hanno mostrato situazioni di criticità. I fossi infatti ricevono gli scarichi fognari non trattati provenienti dagli agglomerati urbani di Lido di Camaiore, Marina di Pietrasanta e Viareggio; soprattutto in caso di precipitazioni intense i corsi d’acqua contaminano le acque della nostra costa. Risultato: divieti di balneazione.

«Il fatto che tra luglio e agosto non si siano verificati episodi di sforamento e che in generale la situazione complessiva non sia stata così critica come in passato - scrive Arpat - può essere legato sia a una stagione estiva più secca sia ad alcuni interventi messi in campo a partire dal 2014: ovvero l’installazione e la manutenzione degli spanditori a mare alla foce dei fossi, unita alla regolarizzazione di alcuni scarichi privati e alla realizzazione di interventi infrastrutturali sulla rete idrica e fognaria».

Questi lavori sulla fognatura di cui parla l’agenzia regionale sono quelli che sta realizzando Gaia, l’azienda partecipata che si occupa del servizio idrico. L’operazione “mare pulito”, come viene chiamata, messa in campo dall’accordo di programma stilato in Regione nell’estate 2014, avrà proprio nei prossimi mesi un’accelerazione importante. Corrispondono infatti a dieci milioni di euro i lavori programmati da qui a fine 2017/inizio 2018. Sui 36 milioni che erano stati definiti nell’Accordo di programma.

Una tempistica ancora non in linea per salvare i tuffi della prossima estate. E infatti tutti gli occhi sono puntati sugli impianti al peracetico, la soluzione tampone non definitiva che i Comuni hanno adottato per salvare la stagione estiva.

Si tratta di una sperimentazione: il sistema consiste nell’immissione nelle idrovore, ovvero nella fognatura bianca, di un disinfettante che dovrebbe abbassare la carica batterica dei corsi d’acqua. Il progetto sarà seguito da Arpat stessa insieme all’università di Pisa. A eseguire i lavori con un contratto da 684.911,43 euro, la ditta Calgeco Srl di Motta San Giovanni in provincia di Reggio Calabria.

Gli uffici fanno sapere che i cantieri per installare gli impianti, costati un milione e 800mila euro di soldi regionali, sono ormai all’80% e che manca meno di dieci giorni per arrivare a mettere la parola fine. Da qui in poi si procederà al collaudo, tempo previsto: una settimana, e da dopo Pasqua comincerà la sperimentazione vera e propria. Contemporaneamente partirà una campagna d’informazione che prevederà materiale informativo e incontri con cittadini e categorie coinvolte. Una volta accese le macchine, i tecnici avranno il compito di trovare l'algoritmo giusto di acido che tenga insieme tutti i fattori in campo: salute, ambiente e mitigazione del rischio dei divieti di balneazione. Tutti consci che questo sia il “fazzoletto al naso”.

Rimangono poi i dubbi sull’effettiva innocuità di quel trattamento, sollevati in prima battuta proprio da Arpat e dal Movimento Cinquestelle che aveva portato la questione in Regione. Tuttavia tutti i sindaci coinvolti, Alessandro Del Dotto per primo come capofila del progetto, sono d'accordo sulla procedura per due ordini di ragioni. La prima è che, archiviato da tempo l'impianto di ionizzazione proposto da un’azienda tedesca che non aveva dato sufficienti garanzie, un'alternativa al momento non esiste. Altro motivo, come detto, è che la soluzione definita la darà solamente il gestore del servizio idrico, Gaia.

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