Il presidio
Distretto floricolo, lascia il presidente Carmazzi
CAMAIORE. La politica delle due torri non fa crescere meglio i fiori del distretto floricolo interprovinciale di Lucca e Pistoia. Ma al contrario danneggia le imprese e tutto il comparto floricolo. È...
CAMAIORE. La politica delle due torri non fa crescere meglio i fiori del distretto floricolo interprovinciale di Lucca e Pistoia. Ma al contrario danneggia le imprese e tutto il comparto floricolo. È il campanilismo, insieme alla mancanza di risorse e alla politica della doppia rappresentanza, uno dei mali che hanno impedito al distretto interprovinciale di garantire le risposte che le imprese si aspettavano nonostante i buoni risultati del mandato di Marco Carmazzi. Ed è proprio lui, il presidente, a fare un'analisi di cosa ha funzionato e non, e di cosa occorrerebbe al distretto per essere realmente uno strumento efficace.
Carmazzi ha già annunciato all’assessore regionale all'agricoltura, Marco Remaschi, che intende lasciare dopo cinque anni di presidenza: «La mia esperienza finisce qui, il mio impegno è ora quello di convocare il comitato di distretto per iniziare il nuovo percorso che dovrà convocare l'assemblea costituente del nuovo distretto, ma solo dopo l'approvazione della proposta di legge sui distretti da parte della giunta regionale e del consiglio».
Carmazzi difende i risultati ottenuti in questi ultimi tre anni con tutta una serie di azioni che spaziano dall'aver modificato (e invertito) il processo di autoreferenzialità del mondo scientifico partendo dalle esigenze delle aziende, alla promozione con un programma di coordinamento, passando per le energie alternative con le agevolazioni per gli investimenti green e le misure del Piano sviluppo rurale sul florovivaismo. «Se vogliamo far funzionare il distretto - spiega - il prossimo comitato dovrà avere la capacità di mettere da parte i campanilismi e di lavorare nell'esclusivo interesse dei territorio senza limitazioni di confine. Viareggio, dove è concentrata la produzione floricola e Pescia, che ha una connotazione commerciale, devono trovare il modo di convivere evitando primati e autoreferenzialismo. Ma non è l'unica problematica per far funzionare il distretto: sono mancate anche le risorse per attuare pienamente il mandato così come la permanenza nel Distretto delle due province, rappresentate all'interno del comitato, non ha certo aiutato dopo il loro nuovo assetto istituzionale».
E sul prossimo futuro Carmazzi ha le idee molto chiare: «Alla luce della nuova proposta di legge sui Distretti Rurali, considerato la situazione economica e la mancanza di risorse da parte degli Enti Pubblici, il Distretto dovrà tenere bene presente il fatto che senza produzione di piante e fiori, che deve restare centrale, non può esserci mercato. Si può sviluppare un'economia senza il mercato strutturale - ammonisce - ma non si può fare a meno del mercato reale».
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