Il Tirreno

Versilia

Esposto sulla Pietrasanta Sviluppo

di Luca Basile
Esposto sulla Pietrasanta Sviluppo

Nel mirino ci sarebbero le spese per il personale: il caso va alla Corte dei Conti

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PIETRASANTA. Un esposto destinato a fare discutere, quello formalizzato nei giorni scorsi alla Corte dei conti, da parte della Pietrasanta Sviluppo.

Nel mirino ci sono scelte legate alla precedente gestione. Scelte che riguarderebbero le spese per il personale, anche se non ci sono conferme in questo senso.

«Il nostro è un atto dovuto - - fa sapere Claudio Viviani, attuale amministratore della Pietrasanta Sviluppo - revisori e analisti ci hanno fatto notare che su alcune operazioni del passato va appunto fatta chiarezza, per stabilire se siano state rispettate o meno le procedure legate ad alcune voci in uscita. Nessun accusa in particolare all’amministratore unico Marco Bonuccelli e al Cda fino a quando è stato in carica - prosegue Viviani - ma semplicemente l’esigenza di entrare nel merito di alcune decisioni prese a suo tempo. In questi casi l’ultima parola spetta alla Corte dei Conti per capire se chi ha guidato la società fino al 2015, nel contesto di alcune decisioni prese, abbia speso denaro pubblico nel rispetto delle procedure».

E a proposito di Pietrasanta Sviluppo: continua a fare discutere il ritiro dall’ordine del giorno del consiglio comunale, del punto riguardante la ratifica della modifica dello statuto della stessa società.

«Il tentativo di reintrodurre un consiglio di amministrazione composto da tre a cinque persone - si legge in una nota del Pd - al posto dell’amministratore unico, forzando la legge e il buon senso, è stato bloccato grazie alle proteste del nostro gruppo e alla fine la stessa maggioranza ha deciso di non presentare l’argomento in consiglio».

«Nel frattempo - continua la nota del Partito democratico - si sono spesi denari pubblici per modificare inutilmente lo statuto, e altrettanti ne verranno probabilmente spesi per riportarlo alla versione originaria. Forse la maggioranza vuole mettere sotto tutela un amministratore unico ritenuto troppo debole o troppo forte? O ancora creare qualche nuova poltrona. O cercare di sopire qualche malumore interno alla maggioranza? Siamo comunque di fronte ad una pessima figura, che evidenzia la tendenza dell’amministrazione ad usare le partecipate politicamente e non come strumento per la gestione ottimale dei servizi pubblici».

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