Dissesto di Viareggio, primi indagati
Tra i destinatari degli avvisi di garanzia per il crack del Comune c'è l'ex dirigente Maurizio Nieri
VIAREGGIO. Primi avvisi di garanzia - così trapela dal Municipio - nell’ambito dell’inchiesta sul dissesto della Procura di Lucca che nasce dai rilievi penali contenuti nella relazione dell’ispettore del ministero dell’economia, Luciano Cimbolini. Tra i destinatari spunta il nome più “illustre”: quel Maurizio Nieri che fu dirigente ai servizi finanziari durante il periodo dell’amministrazione di centrodestra guidata dal sindaco Luca Lunardini (per il periodo che va dal 2008 al 2012).
Maurizio Nieri arrivò a Viareggio da Cascina ed oggi – dopo l’esperienza in piazza Nieri e Paolini – ricopre identico incarico al Comune di Forte dei Marmi.
Al centro delle contestazioni mosse dalla Procura, che affidò le indagini alla guardia di finanza di Lucca, dove fu creato un gruppo di lavoro che si dedicò esclusivamente a Viareggio e alle risultanze dell’ispezione del Mef che aveva “rovesciato” armadi e cassetti, analizzando conti e comportamenti dal 2009 al 2013. Sottolineando, per dovere di verità, quanto il traballare dei bilanci del Comune di Viareggio arrivasse da tempi più lontani rispetto ai cinque anni presi in considerazione, come di legge.
A Nieri viene contestato, nel caso dell’avviso di garanzia del quale il Tirreno ha appreso nella serata di lunedì 13, il fatto di aver inserito tra i residui attivi del bilancio comunale (cifre derivanti dal passato che l’Ente ritiene di dover/poter riscuotere) somme gonfiate per quanto riguarda la riscossione dei canoni delle case popolari.
Si tratta di cifre ben superiori al milione (1.350.000 euro, 1.288.000), inserite di anno in anno nel bilancio dell’Ente, a fronte di atti dell’Erp (proprietario delle abitazioni di edilizia popolare) nei quali le cifre indicate come possibili da riscuotere erano di molte volte inferiori. Cifre che non superavano i trecentomila euro. Un modo di fare che l’ispezione del Mef ha portato alla luce dal profondo rosso dei conti pubblici e che fu duramente contestato nel lavoro che l’amministrazione del sindaco di centrosinista Leonardo Betti mise in atto per arrivare poi alla dichiarazione di un dissesto che si basa anche su quei comportamenti oggetto delle odierne contestazioni della Procura.
Nell’ottobre 2014 – a dissesto ormai dichiarato – la stessa Corte dei Conti scriveva in un documento agli atti: «A fronte di residui attivi vetusti e, quindi, incerti nell’effettiva realizzazione, la mancata adozione di adeguate cautele espone l’ente ad una situazione di precarietà, che potrebbe degenerare in squilibrio finanziario al momento in cui emergesse l’irrealizzabilità della riscossione».
Perché le cifre si moltiplicavano lo spiega, con parole che più semplici non si può, l’atto della Procura della Repubblica: per «aumentare le voci attive di bilancio», così da «coprire/diminuire il disavanzo» e permettere all’Ente di continuare con spese che, altrimenti, non si sarebbe potuto permettere.
Perché i conti traballavano già da un po’ e l’allora assessore al bilancio, Francesca Pardini, non lo nascose mai finché rimase in carica prima di rimettere il proprio mandato nelle mani dell’allora sindaco Luca Lunardini. In un quadro economico che era ben chiaro. Tanto che lo stesso Nieri, prima di lasciare Viareggio diretto a Forte dei Marmi, scrive all’amministrazione entrata in carica.
Quando, nel novembre 2013, la comunicazione del dirigente viene aperta dal Collegio dei revisori dei conti la situazione messa in evidenza da Nieri è la seguente: «Emerge – sono le parole dei revisori scritte nero su bianco - un ulteriore squilibrio di competenza per circa tre milioni e 190mila euro, che va ad aggiungersi a quello di quattro milioni e 384.580 euro, portando lo squilibrio di competenza 2013 a circa sette milioni e seicentomila euro». Oggi lo stesso Nieri deve difendersi dall’accusa di cui all’articolo 479 del codice penale.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
