Polo Nautico, la Fiom verso il ricorso
Sentenza choc del Tar: sulle concessioni i lavoratori non hanno diritto di parola
VIAREGGIO. La parola ora passa agli avvocati del sindacato Fiom-Cgil con i quali i vertici dell’organizzazione valuteranno se vi sia o meno spazio per un ricorso al Consiglio di Stato contro la sentenza choc emessa dal Tar Toscana su Polo Nautico. Una sentenza che Mauro Rossi, segretario provinciale Fiom, definisce «paradossale».
Il sindacato, e soprattutto i lavoratori, è il parere dei giudici amministrativi sono soggetti terzi rispetto ai due soggetti principali protagonisti in ambito di concessioni demaniali, ovvero chi le concede e chi se le aggiudica. Nessun altro, a detta del Tar, ha diritto di parola. Neppure in nome della sacrosanta difesa del posto di lavoro.
«La sentenza non si avventura nel merito delle questioni poste nel ricorso», continua Rossi, «sulle quali avremmo avuto non una ma dieci ragioni, quante erano i punti sui quali avevamo presentato ricorso». Invece, per il Tar «è completamente ininfluente cosa accade dentro Polo Nautico, perché si preferisce fermarsi alla questione della legittimità o meno del nostro intervento e di quello dei lavoratori».
In un quadro - è impossibile non ricordarlo - di un’azienda consortile che nasce - dal fallimento ex Sec - proprio per garantire la tutela dei posti di lavoro dell’azienda del mercantile navale. Con un’operazione - ricorda Mauro Rossi - «che vide un accordo a tre, Comune-Polo Nautico-sindacati che sancì la nascita di quell’esperienza».
Un accordo a tre che secondo i magistrati del Tar non dà comunque diritto né al sindacato, né ai lavoratori di ricorrere sul tema del via libera al subingresso che l’Autorità portuale regionale ha concesso ad una azienda dell’imprenditore della nautica, Giuseppe Balducci.
Una sentenza la quale - oggi che è stata emessa - può applicarsi all’intero ambito delle concessioni demaniali.
Ed allora, se i lavoratori di uno o più stabilimenti balneari volessero un giorno opporsi al passaggio di concessioni inevitabile con l’applicazione della Bolkestein, automaticamente si ritroverebbero ad essere soggetti terzi non legittimati ad andare anche per vie legali pur di difendere il proprio posto di lavoro ed il proprio salario.
Donatella Francesconi
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