Il Tirreno

Versilia

«Se mi lasci ti brucio l’auto». Lei lo fa, lui gliela distrugge

di Melania Carnevali
«Se mi lasci ti brucio l’auto». Lei lo fa, lui gliela distrugge

Una donna di Viareggio subisce minacce e molestie per mesi dall’ex compagno. Come unica misura di protezione ottiene un divieto di avvicinamento di 300 metri - Firma la petizione su change.org

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VIAREGGIO. Da principio erano chiamate e messaggi. Il telefono non smetteva mai di squillare. Lui cercava di convincerla a ripensarci. Non mi puoi fare questo, per favore ripensaci, non possiamo stare separati. Poi sono arrivate le minacce. Mi uccido, sai, se non torni con me. Poi il fiume della violenza si è alzato ancora un po’. Ti do fuoco alla macchina se mi lasci davvero, le ha detto. E infine sono arrivati i fatti, come un torrente che si fa Mississipi e travolge tutto. Prima le ha bucato le gomme dell’auto, mentre i muri davanti a casa di lei diventavano uno “sfogatoio” di insulti e miseria emotiva. Poi un giorno, a settembre, l’ha inseguita mentre andava a lavoro. L’ha costretta a fermarsi. E lì ha iniziato a prendere a calci e pugni la sua auto fino a distruggerla.

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Per questo lui, un viareggino di 60 anni, adesso non potrà più avvicinarsi a casa della donna, viareggina anche lei, di 40 anni. Il gip del tribunale di Lucca ha infatti emesso il divieto di avvicinamento. Trecento metri: questa la distanza minima di sicurezza che dovrà tenere l’uomo. Ma non ci saranno body guard sull’uscio. E tanto meno braccialetti elettronici (anti-stalker) che facciano scattare l’allarme ogni volta che lui si avvicina. No. Lei sarà sempre sola con le sue paure, con l’incubo che continua nella veglia, lo stomaco pesante ogni volta che mette il piede fuori casa. Cosa succederà oggi? Cosa succederà, continuerà a chiedersi mentre andrà a lavoro o a fare la spesa.

In Italia è un cliché: i braccialetti elettronici si comprano e poi si lasciano nel cassetto. La legge li prevede dal 2013; lo Stato li ha a disposizione dal 2015. In due anni i giudici lo hanno attivato una volta sola, a gennaio, nonostante ne abbiano venti a disposizione da utilizzare per gli stalker (per i detenuti agli arresti domiciliari invece sono circa 2000). Vanno sulla fiducia, anche quando gli elementi per giudicare un uomo potenzialmente pericoloso ci sono tutti.

Nel caso di Viareggio, secondo la polizia, non ci sono gli elementi per considerare a rischio l’incolumità della donna. «È veramente difficile che venga utilizzato il braccialetto come misura cautelare, in genere il gip lo sceglie per i condannati», spiega Nicole Fetto, vice dirigente del commissariato di Viareggio da cui è partita la richiesta per ottenere almeno il divieto di avvicinamento.

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La prima querela, forse, era passata inosservata anche in commissariato. Nonostante, infatti, la maggior parte delle donne che subisce violenza continui a non denunciarla, le scrivanie delle questure sono stracolme di querele per stalking. Alcune finiscono lì. Altre sfociano in qualcosa di peggio.

Come in questa storia, da manuale. I due stavano insieme da tanti anni. Lei (siamo a giugno 2016) decide di chiudere la relazione. Perché nella vita succede anche questo: le storie d’amore finiscono. Ma lui non lo accetta e cerca di imporre il suo desiderio con la violenza. Anzi, con la persecuzione. Iniziano le telefonate, i messaggi, gli appostamenti sotto casa e al lavoro. A una prima querela ne segue un’altra. Lui però non molla. Anzi, peggiora. Continua a chiamare, a presentarsi sotto casa, a minacciarla, fino a prendersela con gli oggetti, con quelli però che la rappresentano: l’auto, i muri di casa. «Una vera e propria serie di atti persecutori», li chiama la polizia.

Adesso, sulla carta, il mondo di libertà della donna ha un diametro di trecento metri. E sarà la guardiana solitaria di quel mondo, che però non è chiuso a chiave.

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