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La gioia di Bianchi: «Anche il terrore può far sorridere»

di Gabriele Noli
La gioia di Bianchi: «Anche il terrore può far sorridere»

VIAREGGIO. L’accoppiata di Silvano Bianchi: vittoria e promozione. «L’incredulità è tanta perché c’erano tante costruzioni valide», ha ammesso dando voce a ciò che i suoi occhi già da soli...

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VIAREGGIO. L’accoppiata di Silvano Bianchi: vittoria e promozione. «L’incredulità è tanta perché c’erano tante costruzioni valide», ha ammesso dando voce a ciò che i suoi occhi già da soli raccontavano.

Quando è giunto nei pressi della sua creatura ha ricevuto i complimenti sinceri e gli abbracci sentiti di chi credeva ciecamente in lui e nella possibilità di un bis, dopo la prima volta del 2016. «Le mie sensazioni si basavano sui pareri delle persone, in molti casi positivi. Un po’ come era accaduto l’anno scorso». Bianchi è stato travolto da un vortice di emozioni, di quelle talmente forti che non fanno rispondere con immediatezza alla domanda su quale fattore abbia maggiormente inciso sulla sua vittoria. Per quella serve una riflessione, rapida ma lucida. «Ho scelto un tema dal forte impatto, un po’ diverso da quelli delle altre maschere, anche per questo è piaciuto». Quel cavallo di Troia che impersonifica la paura del diverso e l’ossessione di voler preservare la propria cultura da ciò che è ignoto e per questo guardato con sospetto proietta Silvano Bianchi in una nuova dimensione, più alta, quella delle maschere di gruppo. Di fronte alle polemiche che nelle scorse settimane avevano accompagnato la sua costruzione (era stato accusato di aver inserito fuori tempo massimo la faccia di Donald Trump sulla sua maschera isolata), il giovane artista non si è scomposto, facendo ricorso alla diplomazia. «È stato emesso un giudizio, posso capire la delusione, in fondo quest’anno la competizione era particolarmente sentita, c’era molto in palio e questo ha generato qualche nervosismo». C’è chi farebbe fatica a scegliere tra due opere realizzate con le proprie mani, tra loro diversissime eppure entrambe vincitrici, un po’ come se si dovesse decidere se si vuol più bene a mamma o papà. Bianchi, invece, non ha nascosto un debole particolare per “La vedova nera”, trionfatrice nel 2016. “Mi è rimasta il cuore”, ha confessando sapendo però benissimo che imporsi è complicato ma ripetersi ancora di più. Una nuova sfida, di diverso coefficiente di difficoltà, lo attende. «Io mi sento in grado, pur avendo meno esperienza di altri. Ci metterò serietà e impegno, come sempre». Giovane sì, ma con le idee chiare su un futuro da approcciare col sorriso di chi può godersi la seconda apoteosi consecutiva, da dedicare «a tutte le persone che mi hanno dato fiducia».

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