Il Tirreno

Versilia

Darsena, i segreti di un successo

di Simone Pierotti
Darsena, i segreti di un successo

Il “rione dei rioni” è tornato ai vecchi fasti. E sabato e domenica sarà ancora festa

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VIAREGGIO. Sono le otto di sera di un uggioso martedì grasso e in via Coppino, sulla serata conclusiva del primo round del Carnevaldarsena, spira un vento infame e pungente. Decine di appassionati non sembrano minimamente scalfiti: sotto il Palapolpo i tavoli liberi si contano sulle dita di un mano, tanto alle casse quanto alle cucine c'è parecchia gente in coda. È la voglia di rione rimasta a lungo sopita e risvegliatasi di colpo, il piacere di riscoprire lo spirito popolare delle feste di quartiere in notturna, di mangiare il risotto al nero di seppia o il fritto misto a fianco di uno sconosciuto con cui si stringe amicizia in un battibaleno. Ed è una delle più belle cartoline che il presidente Massimiliano Pagni riporrà nell'album dei ricordi dell'edizione che sta segnando la rinascita del Baccanale. «È una scommessa che abbiamo vinto», dice un Pagni rilassato e serafico mentre sorseggia un caffè assieme ad altri membri del direttivo del Carnevaldarsena. «E l'hanno vinta soprattutto i nuovi consiglieri entrati in carica a settembre con tanto entusiasmo e voglia di imparare ma con poco tempo a disposizione per organizzare la festa. Speravamo che questo fosse davvero l'anno della rinascita e ci siamo riusciti. Certo, non è ancora finita: ci attendono le serate supplementari di sabato e domenica. La stanchezza si fa sentire, ma ci arriviamo con il sorriso».

Per Pagni e gli altri consiglieri le novità introdotte sono state determinanti per il successo della cinque giorni di baccanale: «Aver raddoppiato la disponibilità di posti a sedere, mettendoli oltretutto al coperto, ha certamente invogliato le persone a venire a cena anche con la pioggia e il vento e ha stimolato quella convivialità tipica delle feste rionali. E credo che abbia portato ordine nel quartiere: non c'erano rimasugli di cibo sui marciapiedi e davanti alle abitazioni. Ci tengo poi a ringraziare Stefano Pasquinucci e il dj Andrea Paci: la loro animazione durante la cena ha funzionato».

Il sabato, la serata di punta, sapeva davvero di rione: una folla di persone mascherate ha affollato la via Coppino come non accadeva da anni. E, oltretutto, senza creare disagi: «Non è passata una sola ambulanza, non ci sono stati accenni di risse o atti vandalici: ci tenevamo, perché le richieste dei residenti del quartiere vertevano proprio sulla sicurezza e perché a nostre spese abbiamo pagato una dozzina di vigilantes per presidiare le strade all'interno e soprattutto fuori del circuito».

E poi «è stato emozionante vedere famiglie e bambini pure nelle serate di maggior afflusso, i gruppi in maschera sfilare in via Coppino, gli abitanti che guardavano incuriositi dalla finestra o dal terrazzo, la tavolata sul marciapiede in via Savi, le feste private in casa: un successo al di là di qualsiasi nostra aspettativa. Sembrava di essere tornati indietro di venti anni».

Allora non è vero che non esistono più i rioni di una volta...

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