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Cira chiede i danni alla Francia
Per i legali della madre coraggio anche il Governo è responsabile della morte di Franceschi in carcere
VIAREGGIO. Anche il Governo francese, rappresentato dall’amministrazione penitenziaria, può essere considerato responsabile della morte di Daniele Franceschi, il 36enne operaio viareggino spirato nel carcere di Grasse nel 2010. Ne è convinto l’avvocato Fabrizio Miracolo, che assiste la famiglia di Daniele, e in particolare la madre Cira Antignano, per quanto riguarda la richiesta di risarcimento danni. Una richiesta che, per questo motivo, è stata promossa anche nei confronti dello Stato transalpino. Nel frattempo la famiglia ha già ricevuto una prima tranche di 40.000 euro, versati dalla compagnia di assicurazione dell’ospedale dopo l’unica condanna per la morte di Daniele: quella del medico che lo aveva visitato in carcere, il dottor Jean-Paul Estrade.
Secondo l’avvocato Miracolo, l’amministrazione penitenziaria francese ha avuto nella vicenda un ruolo che può essere definito del “colpevole di non aver vigilato”. Daniele, infatti, era in custodia all’istituto penitenziario di Grasse, nel sud della Francia, dove era stato rinchiuso in attesa di un processo per una vicenda di carte clonate al Casinò di Cannes. Ed è lì, nell’infermeria, che è stato visitato dai sanitari dell’ospedale cittadino che erano di turno quel giorno. Tra cui, appunto, il dottor Estrade. Daniele affermava di avere dei dolori forti al cuore e a una spalla: ne aveva scritto anche in una lettera, che poi mamma Cira è riuscita ad avere. Dopo la visita, che a detta del medico e delle infermiere non aveva destato sospetti, Daniele fu rimandato in cella. Nonostante, dicono dalla famiglia, avesse la febbre a 40. Poi l’epilogo tragico, con Daniele trovato morto in cella a soli 36 anni.
La vicenda di Franceschi è salita alla ribalta dopo che mamma Cira ha smosso mari e monti. Si è persino incatenata, perché si facesse luce sulla tragedia del figlio. Cira si è rivolta con una lettera anche all’allora première dame Carla Bruni, l’ex top model italiana moglie di Nicolas Sarkozy, in quel periodo presidente della Repubblica francese. Alla fine la mobilitazione dei familiari e il lavoro dei legali ha portato all’apertura di un’inchiesta della magistratura. Ne è seguito un processo per “omicidio involontario” (il nostro omicidio colposo) a carico di quattro persone: un medico, due infermiere e il direttore del’ospedale. Il tribunale di Grasse ha condannato in primo grado a un anno il medico Estrade e l’infermiera Stephanie Colonna, assolvendo gli altri due. Estrade non ha fatto appello e per lui la condanna è diventata definitiva. L’infermiera, invece, ha deciso di andare avanti e in appello i giudici hanno ribaltato la sentenza, assolvendola. Decisione poi confermata dalla Corte di Cassazione francese: i legali di Franceschi ne sono venuti a conoscenza in questi giorni, rendendo pubblica ieri la notizia dell’assoluzione definitiva. Che chiude il caso almeno da un punto di vista giudiziario.
«È chiaro - afferma l’avvocato Aldo Lasagna, che assieme ai colleghi Maria Grazia Menozzi e Luc Febbraro ha seguito il procedimento penale, mentre quello civile come detto è in carico all’avvocato Miracolo - che un tale epilogo ci lascia sconfortati, per quanto ampiamente scontato. Sul piano processuale rimane, però, la soddisfazione per la condanna definitiva di un ufficiale sanitario francese per una grave colpa medica all’interno di un carcere. Sentenza unica, per il loro ordinamento».
Ma la vicenda secondo la famiglia non può finire qui. Detto della richiesta danni che viene portata avanti, rimane uno dei nodi più inquietanti di tutta la storia: la mancata restituzione degli organi interni di Daniele alla famiglia. Un mistero allucinante, su cui la giustizia transalpina non ha mai gettato la luce. Ecco perché l’intenzione degli avvocati è di rivolgersi alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo perché a mamma Cira vengano restituiti i resti del figlio.
@matteotuccini
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