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Per Moretti, Elia, Soprano chiesti 39 anni in tutto
Nel giudizio atteso il peso del comportamento tenuto dopo il reato Tutti i no di Fs e delle sue aziende alle prescrizioni post 29 giugno 2009
VIAREGGIO. Per i vertici di Ferrovie e delle sue aziende all’epoca del disastro ferroviario la Procura ha chiesto pene per un totale di 39 anni. E stiamo parlando solo di Mauro Moretti, che era ad del Gruppo Ferrovie, Michele Mario Elia, amministratore delegato di Rete ferroviaria italiana e Vincenzo Soprano, ad di Trenitalia. Perché gli imputati di Fs, a vario titolo, sono molto altri, compresi i vertici di quella che era Fs Logistica. Commentando a caldo la richiesta di sedici anni per il solo Moretti, il ministro dei trasporti Graziano Del Rio, ha parlato di «pena sproporzionata». Martedì saranno i giudici del Collegio del Tribunale di Lucca, presieduto da Gerardo Boragine, da tre anni impegnato nelle 120 udienze con i colleghi Nidia Genovesee Valeria Marino, ad accogliere, respingere o ridisegnare le richieste della Procura, all’epoca dei fatto guidata da Aldo Cicala, oggi da Pietro Suchan.
Le pene - è l’articolo 133 del codice penale - devono essere valutate «nell'esercizio del potere discrezionale» affidato al giudice, tenendo conto non solo dei fatti consistenti reato, ma anche della «capacità a delinquere del colpevole» e della «condotta contemporanea o susseguente al reato».
Non si tratta di mera pratica giuridica. Perché le prescrizioni del codice penale portano dritti alla domanda che rimarrà qualche che sarà l’esito della sentenza: un altro disastro ferroviario come quello di Viareggio è ancora possibile?
Domanda che ha fondamenti proprio nel comportamento post reato (i capi di imputazione sono per tutti disastro ferroviario, incendio colposo, omicidio colposo plurimo, lesioni)di Ferrovie.
A cominciare da quella prescrizione dell’Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie (Ansf) datata 2013: i picchetti di regolazione delle curve lungo la rete ferroviaria vanno rimossi o protetti e confinati «in modo da annullarne la potenzialità di essere strumenti di taglio e lacerazione». Difesi dai legali degli imputati Fs, non si ha notizia di un’attività che vada nel senso della prescrizione duramente contestata nel carteggio con Ansf prima, dove Rfi scrive di non voler ottemperare, e lungo tutto il processo, poi.
Ed ancora. Tra le questioni che erano sul tavolo già prima del disastro di Viareggio (2009), quella degli itinerari più adatti al trasporto delle merci pericolose. Nell’atto di indirizzo del ministro dei trasporti successivo al disastro ferroviario di Viareggio, viene chiesto alla capogruppo Fs, tra l’altro, di formulare proposte, anche di modifica dell’attuale contratto di programma, per consentire la tempestiva realizzazione di linee specializzate che consentano di far transitare rilevanti correnti di traffico merci. E, tra queste, anche quelle pericolose al di fuori delle grandi aree urbanizzate del Paese. Qual è la differenza tra avere o non avere le linee specializzate lo riassume con una frase il pm Salvatore Giannino: «Se sai che non hai linee specializzate devi ricorrere ad altri strumenti di moderazione del rischio».
Fisime dell’accusa? A questa domanda ben risponde la valutazione dei consulenti della Procura, tra i più esperti in materia di sostanze pericolose ed esplosioni: le tredici cisterne “sorelle” di quella che si è squarciata a ridosso dei binari di via Ponchielli avrebbero potuto «collassare, dividersi in due parti», che sarebbero finite «sparate a distanza di decine di metri». A quel punto si sarebbe «innescato un fenomeno drammatico che è quello dell’accensione della nube di gas fuoriuscito da serbatoio». E Viareggio sarebbe stata rasa al suolo.
Tra i capi di imputazione c’è anche quello relativo alla mancata adozione dei dispositivi anti svio sui treni merci, o meglio del non uso di ferrocisterne che li montassero. Restando sul fronte del comportamento post reato che deve essere valutato, ecco cosa sta accadendo oggi, mentre il processo va a sentenza. Trenitalia sta sperimentando il dispositivo su centro treni, è la risposta del ministero all’interrogazione del deputato Cinque stelle, Diego De Lorenzis. Avendo l’Italia portato in Europa - dopo il disastro ferroviario di Viareggio - la richiesta di istituzione dell’obbligatorietà del dispositivo. E fin qui pare una buona notizia. Se non fosse che a domande del “Tirreno” l’ufficio stampa di Ferrovie risponde che si tratta di un esperimento per treni che non trasportano merci pericolose. Treni che Fs continua ad affittare.
A metà gennaio la Procura di Genova ha chiesto 20 anni e sette mesi per il comandante del cargo “Jolly Nero” che andò a sbattere contro la Torre piloti del porto di Genova, con il risultato di 9 morti e 4 feriti. Nessuna voce si è levata per commentare la richiesta dell’accusa. Ma il comandante di quella nave non è stato promosso - nel corso dell’iter giudiziario - ad amministratore delegato della principale azienda di Stato (la Finmeccanica oggi guidata da Moretti), né insignito cavaliere del lavoro, e neppure invitato ai festeggiamenti al Quirinale. (d.f.)
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