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Moria di pesci Ora spunta la pista dei bracconieri
I pescatori avrebbero trovato persone a raccogliere gli animali morti intorno alle rive del laghetto
MASSAROSA. La moria di pesci nel bacino di San Rocchino lungo la via di Montramito era concentrata in un luogo solo: intorno a un canneto sulla sponda in cui sorge la Salov, l’oleificio trentennale di Massarosa. I pescatori che frequentano il laghetto artificiale avrebbero anche visto alcune persone raccogliere gli animali morti. Un fatto decisamente curioso che getta qualche ombra su un evento che preoccupa non poco le persone che frequentano la zona. L’ipotesi che prende piede tra i pescatori è quella dei bracconieri che con un’azione mirata hanno ucciso gli animali per rivenderli.
Gli esemplari di pesci trovati morti a pelo dell’acqua erano tutti di grandi dimensioni che vivono prevalentemente sul fondo, inoltre nei giorni successivi alla moria non si sarebbero verificati degli episodi simili, il che farebbe pensare che non ci sia stato un avvelenamento delle acque altrimenti la strage di pesci si sarebbe estesa anche al resto del bacino.
«Anche il modo in cui sono stati ritrovati i pesci, tutti dritti, fa pensare che ci sia stato un evento dal basso, come una bomba, che abbia provocato la morte di tutti questi esemplari che sono oltre il centinaio e che difficilmente si spingono in superficie- dice Eugenio Amore del gruppo amatoriale di pesca Carpfishing Toscana - se ci fosse stato un allevamento, avremmo trovat i pesci che vivono prevalentemente a pelo d’acqua e la moria si sarebbe estesa anche altrove. Per non contare gli uccelli che mangiando pesci avvelenati sarebbero morti a loro volta».
Le carcasse nel frattempo sono state rimosse e la pesca è stata vietata in tutta la zona con un’ordinanza preventiva del Comune, in attesa che arrivino i risultati delle analisi condotte da Arpat sulle acque.
Coloro che frequentano abitualmente il bacino chiedono chiarezza in tempi brevi all’agenzia regionale per l’ambiente affinché si chiarisca questo punto perché, dicono, «in caso ci sia stato del veleno, chi naviga potrebbe esserci entrato in contatto o averlo respirato».
L’arpat in queste ore sta analizzando alcuni campioni di acqua prelevati a San Rocchino e dovrà stabilire da cosa è derivata l’alta tossicità già riscontrata nei giorni scorsi. Dai primi riscontri infatti i tecnici hanno segnalato che il livello di ecotossicità è superiore al livello consentito del 37%.
Tuttavia intorno a questi laghi artificiali a Montramito sono state numerose le criticità nel corso degli anni: nati come cave per l’estrazione della sabbia, sono diventati specchi d’acqua dopo che l’Autorità di bacino ha vietato l’attività estrattiva per problemi di infiltrazioni sulle falde di acqua potabile. A quel punto è stato creato il cosiddetto “Parco delle acque”. Nel corso degli anni però, pur rimanendo sul piano catastale ufficialmente dei terreni e non dei laghi, numerose aziende private hanno tentato di utilizzarle come discariche riempiendole di materiale di risulta che ha riempito i fondali.
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