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Il commercio in crisi a Querceta 25 fondi vuoti
Secondo i negozianti la colpa è del costo degli affitti, delle tasse troppo alte e della difficoltà del paese ad attirare clienti. Tarabella: faremo crescere il suo appeal
QUERCETA. I prossimi ad abbassare la serranda – a breve - saranno la gioielleria Viti e il Gipsy King (negozio di dischi e videogiochi). Sono altre due attività storiche di Querceta che si arrendono di fronte alla crisi economica. Il capoluogo della piana seravezzina fatica a rialzarsi e il commercio – escluse rare attività – è in fase di stallo. Facendo un breve giro nel centro storico abbiamo contato 25 fondi sfitti. Ma a quanto pare una delle cause maggiori di questa moria di negozi sono i canoni d’affitto: il prezzo non scende, nonostante la poca clientela, e si aggira tra i mille euro e i duemila euro per un fondo di medie dimensioni.
«Il 31 gennaio chiudiamo e affittiamo il fondo, che per fortuna è sempre stato nostro altrimenti avremmo già abbandonato da tempo» spiega il titolare del Gipsy King. Ormai a Querceta la voce si è sparsa: è l’Ipersoap che si sposta da piazza Pellegrini a Piazza Matteotti, e prenderà il locale all’angolo di via Don Giovanni Minzoni, che un tempo era appunto tutto occupato dal negozio di dischi. Ma il risultato è lo stesso: c’è chi va e c’è chi viene, ma il numero dei fondi sfitti da qualche anno è alto.
Anche il sindaco Riccardo Tarabella, seppur fiducioso sul futuro, è ben conscio del problema. E parla di una situazione «chiara di un tessuto commerciale in difficoltà, che si denota dalla rotazione dei fondi e di quelli sfitti, finita in uno stallo». In via Fratelli Rosselli c’è una strage. Solo sotto i grattaceli saltano all’occhio, in fila, 8 locali abbandonati nella polvere, con i cartelli “Affittasi” appesi. Il sindaco fa sapere che, tra questi, due torneranno ad essere occupati.
Abbiamo chiesto spiegazioni a tre commerciati, e la prima risposta è una: “Il costo dell’affitto”. Poi ci sono tasse e imposte, «qualcuno che si improvvisa commerciante» (ci dice un titolare), e la difficoltà di Querceta di attrarre potenziali clienti.
Anche la zona di via Aurelia, tra la stazione e piazza Matteotti, piange. Qui abbiamo contato 8 fondi vuoti, tra cui quello di una pizzeria, e l’ex ristorante Principe. Spostandoci in piazza Pertini stessa situazione: i locali a piano terra dei nuovi palazzi costruiti al posto dei cinema Marconi contano 3 fondi commerciali coperti da carta bianca e cartelli. Altri tre in via Don Minzoni, tra cui quello dell'ex supermercato che giace in condizioni disastrose; poi lo storico caffè Meridiana, e l’edificio dell’Asl in stato di abbandono.
Insomma, la condizione è desolante. «A Querceta le persone vengono per le attività che sono rimaste e funzionano: le banche, i caffè, la macelleria di Carnicelli, e i servizi comunali – spiega Paolo Galleni, dal suo negozio di macchine per caffè – non certo per fare una passeggiata. Infatti solo la mattina che c’è molto giro».
Intanto l’amministrazione ha un obiettivo ben chiaro per Querceta, anche se il Comune ha azioni limitate per arginare questo contesto. «Ogni realtà di Seravezza ha la sua vocazione: il capoluogo è il polo culturale, i paesi della montagna fungono da attrazione turistica, mentre Querceta dovrà avere un ruolo commerciale e di servizi importanti - spiega Tarabella - mi adopererò perché cresca sotto questo aspetto riconquistando appeal». Intanto a breve l'amministrazione metterà mano sulla stazione di Querceta, davanti alla però spiccano altri negozi chiusi.
Tiziano Baldi Galleni
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