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Tre ragazzi versiliesi nell’inferno bianco dell’Abruzzo
Sono appena tornati dopo una missione col Soccorso alpino «Quando ci chiamano, non possiamo non andare»
QUERCETA. Nell'inferno bianco dell’Abruzzo a portare ristoro alle popolazioni anche tre ragazzi del Soccorso alpino e speleologico di Querceta, partito subito dopo l'emergenza e pronto a inviare altri volontari nelle prossime uscite. I tre ragazzi - Michele Palmerini, Simone Cecchi e Chiara Vannucci - sono tornati ieri dall'Abruzzo dopo che hanno risposto alla chiamata del Soccorso alpino di Querceta guidato dal capo stazione Michele Salvadorini: si chiedeva disponibilità per una missione di una settimana e la capacità di muoversi con gli sci sulla neve, dato che alcuni dei luoghi non erano raggiungibili con i mezzi. In questi casi la squadra diventa autosufficiente con cibo al seguito e tende per dormire, anche se poi i ragazzi hanno trovato ricoveri di fortuna con l'aiuto degli stessi abitanti dei luoghi che andavano a raggiungere, in alcuni casi per la prima volta.
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Con le telecamere dei media giustamente puntate sull'albergo di Rigopiano dove erano segnalate molte persone disperse, i ragazzi di Querceta hanno operato in scenari vicini con le medesime difficoltà logistiche, con il freddo che incalza e il buio che veniva troppo presto a interrompere il lavoro. Dalla Toscana sono partite diverse squadre per supportare le operazioni di soccorso e intervenire, sotto le direttive della direzione di comando e controllo della protezione civile, a favore delle numerose frazioni isolate nel difficile compito di supporto alla popolazione che ad oggi è ancora isolata, senza energia elettrica e acqua.
Le zone in cui operano i volontari toscani sono tutte situate a un’altitudine media di 1000 metri. I ragazzi di Querceta e i loro colleghi della Toscana hanno operato in condizioni particolari, in un’area montana vasta priva di collegamenti stradali agibili e con notevoli difficoltà di comunicazione radio e telefonica. I volontari appena rientrati, ai quali è stato dato il cambio con altre unità partite ieri, raccontano di uno scenario caratterizzato da una media di 2 metri di neve, con picchi di 4 metri con temperature intorno allo zero. In questo incubo bianco hanno agito i volontari versiliesi.
Una volta raggiunte - esclusivamente tramite sci ai piedi - le frazioni e le singole unità abitative, i soccorritori hanno portato conforto e generi di prima necessità. A livello pratico i soccorritori stanno liberando le legnaie dalla neve, così come i tetti (carichi fino ad 80 cm di neve) per consentire ai residenti di riscaldarsi almeno con stufe e camini. Mancando l'energia elettrica e l'acqua infatti anche le caldaie hanno smesso di funzionare. Si spera che il meteo non torni a peggiorare la situazione, poiché la neve accumulata è tanta e il livello di rischio è ancora alto, anche se la notizia di un elicottero del 118 caduto e della morta di sei operatori tra cui uno che operava a Cinquale.
La ragazza del gruppo di Querceta scriveva qualche giorno fa sul suo profilo social: «Richiesta di disponibilità, devo studiare, ma qualcosa dentro mi dice che devo andare. Quello che abbiamo trovato in Abruzzo tra paesini dai nomi impronunciabili e parole amiche, ti cambia dentro. Il viso segnato da troppa paura per quella terra che trema. La neve, bianca candida ha coperto tutto...non puoi fare molto, tutto è più grande di te, ma gli occhi di quelle persone che vedono te dopo giorni al freddo, al buio, murati in case di neve sono carburante incredibile, quelle persone sono incredibili». Non servono altre parole.
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