Il Tirreno

Versilia

Carnevale di Viareggio

L’America di Donald J. Trump

di Simone Pierotti
L’America di Donald J. Trump

La voglia di armi degli Stati Uniti nel carro-denuncia dei fratelli Cinquini

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VIAREGGIO. La tentazione di chiamarlo "il carro di Trump" è forte. Fortissima. Ma sarebbe assai semplicistico e riduttivo: sebbene nel bozzetto di Bang bang abbiano disegnato il volto perfettamente riconoscibile del magnate newyorkese appena insediatosi alla Casa Bianca, i fratelli Stefano e Umberto Cinquini intendono prima di tutto rappresentare gli Stati Uniti come un moderno Far West. L'onomatopea del titolo non necessita di approfondite interpretazioni: si parla del possesso di armi da fuoco, diritto garantito dal secondo emendamento della Costituzione americana, e delle tragedie che troppo spesso ne derivano.

Il soggetto. Presentare un carro con il ciuffo di Donald Trump a giugno, quando i principali sondaggi lo indicavano come perdente alle elezioni presidenziali del novembre successivo, è stato un azzardo bell'e buono. I due fratelli, evidentemente, sentivano che in America stava cambiando il vento. «Ma no, non siamo veggenti - commenta Umberto Cinquini - il nostro carro è, in realtà, una denuncia della nuova ondata di populismo che ha contagiato anche gli Stati Uniti e del quale Trump, anzi il ciuffo di Trump, è un perfetto emblema: stiamo tornando ai tempi del vecchio West, molti hanno la pretesa di farsi giustizia da soli a colpi di pistola». E forse non a caso «la campagna elettorale di Trump è stata finanziata anche dalla National Rifle Association, una potente lobby nata nel 1871 che mira a tutelare gli interessi dei detentori di armi da fuoco e difendere questo diritto». Eppure in America non mancano casi di ragazzini che muoiono accidentalmente per aver maneggiato la pistola di papà, o di sparatorie nei college e nei cinema. «Usare un'arma ti fa sentire invincibile, onnipotente. Ed è proprio su questo aspetto che puntiamo l'indice». Tanto più che in occasione di tre dei cinque corsi mascherati saranno presenti alcuni membri della onlus viareggina Ognivolta, nata per sensibilizzare l'opinione pubblica sui rischi derivanti dal porto d'armi.

Il carro. L'atteso mascherone di Trump, «che oltretutto non è nemmeno così visibile», occupa la parte frontale della costruzione dei fratelli Cinquini: sul suo ormai inconfondibile ciuffo trova posto la Statua della Libertà che però impugna una pistola anziché la fiaccola. Alle spalle del neopresidente, poi, si staglia una scenografia degna della Strip, il celebre viale dei casinò e dei lussuosi hotel di Las Vegas: luci al neon illumineranno l'insegna con il titolo del carro e le sagome di una donna con cappello a falde larghe e stivali e di un cowboy che spara a una giostra di migranti. Gli stessi costumi tipicamente texani saranno indossati da buona parte delle maschere del carro, mentre un gruppo di ragazze si vestirà da cheerleader (dopotutto, non è ormai abitudine che il Super Bowl di football americano si svolga proprio in una domenica di Carnevale?). A dirigere le danze in qualità di dj sarà una ragazza, Paola Vannozzi: è la prima volta nella storia dei carri grandi. «Gli Stati Uniti sono il Paese dell'eccesso, dell'esagerazione a tutti i costi e saranno degnamente presi di mira nel nostro show», conclude Umberto Cinquini. Che poi assicura: «Sarà una vera americanata». E se lo dice uno come lui che negli Usa c'è perfino nato bisognerà pur crederci.

(8 - continua)

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