Il Tirreno

Versilia

Carnevale di Viareggio
carnevale: i carri in anteprima

I fratelli Bonetti e la voglia di libertà dei Boruca

di Simone Pierotti
I fratelli Bonetti con il bozzetto del carro (foto Ciurca/Paglianti)
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I fratelli Bonetti con il bozzetto del carro (foto Ciurca/Paglianti)

Il carro racconta la storia e la cultura degli indigeni del Costa Rica

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VIAREGGIO. Tutto nasce da una maschera (che Carnevale sarebbe, altrimenti?). È quella che Laura, la fidanzata del carrista Uberto Bonetti, ha portato con sé la scorsa estate da un viaggio in Costa Rica per regalarla al compagno e al fratello gemello Luigi: rappresenta un guerriero dei Boruca, popolazione indigena che vive nella parte sudoccidentale di questo piccolo Stato centramericano. «Qui bisogna inventarci qualcosa», esclamano i Bonetti. Quel qualcosa è il carro che porteranno sui viali a mare il prossimo febbraio e che s''intitola giustappunto "Boruca".

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Il soggetto. «Siamo rimasti subito colpiti dalla vivacità dei colori", ricorda Luigi Bonetti, oltretutto premiato più volte assieme a Uberto per la brillantezza cromatica delle loro costruzioni. «Ci siamo così documentarci per capire cosa ci celasse dietro quella maschera».

I due fratelli vengono così a contatto con una storia avvincente, fatta di identità e orgoglio. «Già cinque secoli fa i Boruca lottarono per la libertà, riuscendo a scacciare i conquistadores spagnoli: oggi la loro tribù conta circa 2mila membri, eppure mantiene intatta la sua indipendenza e ha acquisito il diritto ad autogovernarsi e a possedere un territorio all'interno di una riserva naturale protetta. Ogni anno, poi, il 31 dicembre i Boruca mettono in scena la Danza de los Diablitos: per tre giorni festeggiano la loro libertà rievocando lo scontro con gli spagnoli. Gli uomini indossano maschere stupende, realizzate intagliando il legno di balsa, e in una grande danza rituale affrontano un toro fantoccio, simbolo del nemico invasore. Una scena che vogliamo rappresentare anche a bordo della nostra costruzione». Che ci invita a ritrovare noi stessi, la voglia di vivere e di libertà guardando proprio allo straordinario esempio che i Boruca ci offrono.

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Il carro. Sarà, soprattutto, sviluppata in verticale l'ultima fatica dei fratelli Bonetti: al centro della carretta si erge un imponente albero che sui viali a mare raggiungerà i 20 metri d'altezza. Alle radici della pianta ecco spuntare quattro sgargianti maschere Boruca che raffigurano animali quali rane, tucani, giaguari e farfalle: ciascuna di esse interpreta un significato diverso, legato comunque al culto degli antenati e al rispetto del territorio, ed evidenzia il forte legame della comunità indigena con il mondo della natura. «Abbiamo cercato di sceglierle molto diverse tra loro, sia per il soggetto rappresentato sia per la tipologia di colori», prosegue Luigi Bonetti. «L'albero, poi, è un simbolo di vita e libertà: per questo è stato accostato alle maschere che rappresentano la comunione tra la comunità indigena e la natura».

Ogni maschera avrà un movimento indipendente da quello delle altre grazie a un sistema di snodi, mentre i rami dell'albero si sposteranno lateralmente: l'intera struttura oscillerà sotto la spinta di quattro diversi pistoni. Davanti al carro sfileranno, come sempre, decine di maschere con indosso elaborati e raffinati abiti: il tema dominante è quello della natura, tanto che alcuni figuranti porteranno sul capo un cappello con i rami di un albero. Quanto alla colonna sonora, sarà costituita da musiche tipiche sapientemente ritmate per coinvolgere il pubblico in una danza scatenata. Per celebrare non tanto la libertà, come nel caso dei Boruca, quanto piuttosto la possibilità di conquistare un bel piazzamento in graduatoria.

(7 - continua)

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