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Versilia

Il forno crematorio non è più una priorità

Il forno crematorio non è più una priorità

Il vicesindaco Alberici: «Ma il progetto è ancora valido»

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VIAREGGIO. Si allungano ancora i tempi per il forno crematorio di Torre del Lago perché, come dice lo stesso vicesindaco Valter Alberici, «non è una priorità per l’amministrazione comunale». Ma Alberici, che per il Comune ha la delega ai lavori pubblici, non è ancora intenzionato ad accantonare completamente il progetto, tanto da assicurare che «verrà ripreso in mano» anche se con tempi molto lunghi e senza una scadenza specifica. Potrebbero volerci anni, anche perché il progetto per I Care, la partecipata che si occupa dei servizi funerari, dovrà seguire un iter che comprende anche i cittadini: secondo la stessa delibera d’indirizzo del Comune, per perfezionare l’atto c’è bisogno di una consultazione popolare, un’indagine insomma tra i viareggini che dovranno esprimere la loro preferenza al riguardo; e per fare questo c’è bisogno di un regolamento che, come il progetto, è in fase di stallo. Il tempio crematorio, quindi, è stato messo in un cassetto pronto per essere rispolverato ma della sua esistenza sembra che non ce ne sia traccia nelle riunioni di palazzo. Se si farà o meno ancora non si sa, quindi: «se al termine delle consultazioni - dice Alberici - verrà fuori che la popolazione non lo vuole, il progetto verrà abbandonato. Questa è una premessa che avevamo dato sin dal principio».

Con buona pace del comitato dei residenti di Torre del Lago che a più riprese aveva criticato l’amministrazione: «quel forno non lo vogliamo vicino alle nostre case», avevano tuonato tempestando di striscioni e slogan la frazione. Avevano organizzato persino una manifestazione in strada ma lo stato d’allerta, malgrado il provvedimento sia finito quasi nel dimenticatoio, è rimasto alto: «L’amministrazione non ci ha voluto mai ricevere sull’argomento - dice Simone Iodice, portavoce - le nostre grida sono rimaste inascoltate ma noi non molliamo e continueremo ad andare avanti nella nostra battaglia. In questi giorni siamo in attesa di capire se il regolamento di polizia mortuaria che è stato approvato il mese scorso lo preveda o meno».

Ma a sentire l’amministrazione, in quelle carte l’argomento non verrà neanche toccato dato che, lo dice il vicesindaco, l’articolo 41 del vecchio regolamento non cambierà: «Non ci saranno variazioni sul tema delle cremazioni nel nuovo regolamento». Da questo si deduce quindi che, seguendo alla lettera la norma, Il Comune «si avvarrà di impianti interni o esterni»; cosa che lascerebbe la strada aperta sia alla creazione del forno sia al mantenimento dello status quo nel caso tutto naufraghi nel nulla.

E la storia si trascina. Il progetto ha una suo prima genesi nel 2010 ma è rimasto uno dei tanti che poi non ha visto la luce. Il consiglio comunale aveva già dato un primo sì all’inizio del 2016 alla delibera di indirizzo.

Secondo quanto previsto da quelle decisioni, l’impianto era stato pensato per effettuare all’incirca 400 cremazioni all’anno; il costo totale dell’opera: qualcosa intorno ai 780mila euro. All’epoca del primo semaforo verde la tariffa prevista, secondo il progetto di fattibilità, era di circa 587 euro più iva.

Cesare Bonifazi Martinozzi

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