Villa sequestrata I vicini: mai problemi coi familiari del boss
Gli abitanti della zona di via Piave a Marina conoscono in particolare il cognato arrestato: «Una persona gentile»
MARINA. «Riccardo? Una persona educata, sorridente. Sempre il primo a salutare... ma non è che mette il mio nome sul giornale, vero? Altrimenti non le dico niente». Via Piave, quando calano le ombre invernali, assomiglia a tante altre strade che si incuneano nel cuore di Marina di Pietrasanta: case vuote, luci spente, silenzi. E una villa, messa sotto sequestro due giorni fa dai magistrati veneziani, passata, secondo le ricostruzioni dell'Antimafia, dalle mani di Felice Maniero, il boss della mala del Brenta, a quelle di Riccardo Di Cicco, 61 anni, affermato dentista di Fucecchio ed ex marito di Noretta, sorella di Maniero. Le poche famiglie che durante l’inverno abitano lungo via Piave - le altre si fanno rivedere solo con la bella stagione - non hanno problemi, dopo un'iniziale titubanza, a parlare di Riccardo Di Cicco, della sua passione per la Versilia e per le belle auto. «Sempre gentile, il primo a venirti a salutare quando arrivava e il primo a stringerti la mano il giorno della partenza. Un ottimo vicino. Mai un gesto fuori posto, mai una parola scortese. Guardi,se è qui per sentire raccontare chissà quali episodi anomali che riguardano Riccardo ha sbagliato posto» racconta una signora affacciandosi dalla finestra di casa.
Intorno alla villa non c'è traccia di sigilli o cartelli: un muretto di cinta bianco fa da cornice lungo via Piave e una traversa, il giardino curato che si intravede dalle fessure fra la siepe, un garage in legno sul retro dove è accatatastata l'attrezzatura per il barbecue e qualche oggetto. «Riccardo si è visto da queste parti pochi giorni fa: ci siamo salutati, abbiamo parlato. Aveva aperto la casa alla donna delle pulizie: se mi è sembrato preoccupato? Per niente. La solita persona educata e disponibile. Siamo buoni vicini: abbiamo mangiato talvolta insieme. D'inverno viene meno e chiedeva a noi di dare uno sguardo alla casa. Lo abbiamo fatto sempre volentieri. In estate si ferma una quindicina di giorni con la compagna: altri 15 giorni invece soggiornano la sua ex moglie e la mamma. Non ricordo liti o situazioni particolari: una famiglia normale. Se sapevamo della parentela con Maniero? Ovvio, ma lui non ne ha mai parlato. Questa storia del sequestro, l’arresto e il resto ci sorprende. Noi del tesoro del Brenta e di tutto quello che ora leggiamo, non sapevamo niente com’è normale che sia. E neanche c’importava».
C'è chi, nell'abitato, si è fatto curare i denti proprio da Di Cicco, «un dentista come pochi» certifica un'altra vicina e chi ancora aveva stretto amicizia con la sua compagna, «una persona semplice, con nessuna voglia di ostentare, a parte le auto di lusso, sia chiaro».
E Maniero? Ecco quando si parla del boss della Mala del Brenta la voglia di parlare svanisce. «Abbiamo conosciuto la sorella e la madre, di lui non sappiamo niente» dicono. Anche se prima di andarcene qualcuno fa cenno a sua visita, tempo fa. «Restò poco, se ben ricordo. Un saluto fugace alla sorella e alla mamma, tutto qui. No, guardi, da queste parti non è successo mai niente degno di nota». Fino a due giorni fa.
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