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Quattordici anni per l’omicida della Passeggiata
Uccise il rivale dopo uno sgarbo: ma il giudice ha escluso che sia stato un gesto premeditato
VIAREGGIO. Quattordici anni e dieci mesi di carcere. È la condanna che il giudice del tribunale di Lucca Giuseppe Pezzuti ha inflitto a Abdel Kader Fakhar, 31enne marocchino, per l’omicidio a coltellate del connazionale Ayoub El Fadili, 26 anni. Delitto commesso il 10 marzo dell’anno scorso in Passeggiata, di fronte all’Odeon.
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Un gesto non premeditato. La notizia, oltre alla condanna in sé, è che sia la Procura che il giudice hanno escluso la premeditazione. Un fatto non da poco. E che ha finito per pesare sia sulla richiesta di pena - il sostituto procuratore Enrico Corucci voleva sedici anni per Fakhar - che sulla pena vera e propria. Già ridotta dal fatto che il processo si celebrava con rito abbreviato. Che prevede appunto uno sconto di un terzo della condanna. Entro i prossimi 30 giorni si conosceranno le motivazioni della sentenza: ma è chiaro che il giudice non deve aver considerato influente l’acquisto da parte dell’imputato dell’arma del delitto poco prima che ci fosse il confronto con la vittima. Confronto finito con tre coltellate, l’ultima delle quali fatale.
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Ucciso per regolare i conti. Tutto nasce da uno sgarbo, o almeno così ha ricostruito la polizia che ha condotto le indagini. Un quadro che il processo sembra aver confermato. La sera prima del delitto il fratello di Fakhar prende a calci l’auto di El Fadili. Danneggiandola. Come mai? Non è stato chiarito. Dietro questa lite, avvenuta di fronte alla stazione, sembra esserci una questione di soldi o di droga: El Fadili, racconterà la polizia dopo aver catturato l’assassino, aveva precedenti di spaccio. Fatto sta che dai calci all’auto si passa agli sganassoni. Ed El Fadili fa valere il suo fisico possente, rimandando l’altro malconcio. Un affronto, quello contro suo fratello, che Fakhar intende chiarire a muso duro. Omicida e vittima si sentono al telefono, e si danno appuntamento in Passeggiata nel pomeriggio del giorno successivo. Ma all’appuntamento Fakhar non si presenta a mani vuote. Compra un coltello da cucina in un negozio: ventotto centimetri di cui quindici di lama, una roba da macellai. E quando avviene il regolamento di conti rifila tre pugnalate al rivale. Che non può avere scampo. Poi si dà alla fuga.
Sangue di fronte alle famiglie. La scena, avvenuta nel pieno pomeriggio in Passeggiata di fronte a famiglie e bambini, lascia sconcertata l’intera città. L’omicida viene catturato dalla polizia a Camaiore, dove vive con una compagna. Ha messo il coltello in lavastoviglie per pulirlo. Ma i vestiti sporchi di sangue li ha ancora indosso. C’è una breve collutazione, ma è chiaro che non può farcela. Dopo l’arresto racconta tutto agli agenti. Da allora è in carcere e lì resterà, per la precisione nell’istituto penitenziario di Prato.
Il risarcimento alla vedova. El Fadili era sposato con una giovane viareggina, Asia Orlando. La ragazza si è costituita parte civile, così come la famiglia di Ayoub. Per l’omicidio sia a lei che a ognuna delle altre parti civili il giudice ha riconosciuto un primo risarcimento - tecnicamente si chiama “provvisionale” di 75.000 euro.
Le reazioni. «Siamo soddisfatti, aspettiamo le motivazioni della sentenza. Poi valuteremo se fare appello». Questo il commento di Massimo Landi, avvocato difensore di Fakhar. Secondo Fabrizio Miracolo, che aveva assunto la difesa della vedova, «c’è bisogno a Viareggio e più in generale in Europa di prevenzione e attenzione. Non è solo una questione di “immigrazione incontrollata”: è più in generale una questione sociale, che interessa tutti. Nessuno escluso. Questa guerra tra poveri va combattuta con una politica d’integrazione mirata al lavoro e all’istruzione. Giusto il recente provvedimento del governo Gentiloni».
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