Il Tirreno

Versilia

Madonnina, un carosello di danni non riparati

Madonnina, un carosello di danni non riparati

La protesta: il pontile 9 ha l’ottanta per cento dei cavi di giunzione rotti e non sostituiti da due anni

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VIAREGGIO. Aveva scritto alla Capitaneria e all’Autorità portuale regionale, come raccontava il “Tirreno” nei giorni del governo della città nelle mani del commissario prefettizio Valerio Massimo Romeo: il liquidatore da lui scelto era Eduardo Falzone, il quale segnalò a tutti gli Enti competenti - guardia di finanza compresa - quello che andava avvenendo alla Madonnina. A cominciare dal fatto che il progetto relativo alla realizzazione del pontile numero 9 - quello frangiflutto, che avrebbe dovuto proteggere l’intero approdo turistico - non si trova. Lo cercò Falzone negli uffici della Viareggio Porto prima, e poi in quelli dell’Autorità portuale regionale e della Capitaneria di porto. Li cercarono i tecnici incaricati della relazione sullo stato dell’approdo e sulle somme necessarie alla messa in sicurezza.

Relazione nella quale si legge della «mancanza completa di un registro delle manutenzioni» per un approdo turistico la cui struttura sottostante i pontili «è fessurata in alcuni casi fino alla rottura». Impossibile, dunque, ricostruire documenti alla mano se e quando siano state eseguite nel tempo le manutenzioni. Così che - al ripetersi, oggi, dei danni ai pontili, con il numero 9 spezzato e gli altri che possono cedere da un momento all’altro, c’è chi, esperto della Madonnina, mette in luce quelle che sembrano pesanti incongruenze: «Nei mesi estivi ed in parte a settembre sono state aggiunte e sostituite centinaia di catene di diverse misure su tutti i pontili». Un intervento che si fermò per quanto riguarda il pontile numero 9, quello che da anni vede moltiplicarsi le criticità. Fino al punto che oggi «i cavi di giunzione dei segmenti che lo compongono sono per l’ottanta per cento rotti o quasi e non vengono sostituiti da più di due anni, rendendo così vani tutti i tentativi di tenerlo ancorato».

Una situazione che ingenera un meccanismo perverso - voluto o meno questo sta ad un’eventuale indagine stabilirlo di fronte alle denunce che arrivano agli organi di informazione - di continue rotture e continui interventi sull’emergenza, all’infinito.

«Ho dotato la società di una perizia che è a disposizione degli inquirenti, perché dentro quell’approdo non c’è niente che sia in sicurezza», raccontava Falzone nell’aprile 2015, dopo avere letto la relazione dei tecnici. E l’allora liquidatore (oggi questo ruolo è ricoperto, invece, da Claudio Matteoli) scriveva: «Per gli aspetti relativi alla messa in sicurezza degli impianti, che ho trovato vetusti e obsoleti, pare opportuno domandarsi: come mai chi ha rivestito in passato la carica di presidente non si è preoccupato di fare una verifica sulle condizioni di sicurezza del sito?».

Tutti quesiti che rimbalzano da tempo tra i pontili della Madonnina, approdo gestito da una società oggi interamente del Comune di Viareggio, e che non hanno mai trovato risposta. Insieme a molti altri.

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