Il Tirreno

Versilia

Operazione chirurgica rinviata: «Chiederò i danni»

Donatella Francesconi
Operazione chirurgica rinviata: «Chiederò i danni»

Il paziente viareggino presenta un esposto alla Procura contro l'episodio avvenuto all'ospedale di Cisanello

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VIAREGGIO. Ancora due settimane di calvario per il torrelaghese rimandato a casa dall’ospedale Cisanello dopo essere già stato pre-sedato in vista dell’imminente intervento chirurgico indispensabile per rimuovere un tumore maligno alla prostata. I medici che avrebbero dovuto operarlo con il nuovo sistema robotico in dotazione all’ospedale piano, dopo il rinvio dovuto a mancanza di sangue, avevano richiesto una sessione in più di utilizzo del macchinario già in questa settimana. Ma l’Azienda ospedaliera universitaria fa sapere che il paziente potrà tornare in sala operatoria solo il 27 gennaio. Terza data, dopo quella del 21 dicembre e del 13 gennaio, per un uomo che deve subire una “prostatectomia radicale” con tutto quello che ne consegue di cure, preoccupazioni per la malattia oncologica, e qualità della vita personale. Di fronte ad una malattia che sconvolge la vita affettiva e riproduttiva degli uomini che ne vengono colpiti, stretti da una doppia preoccupazione: per la propria salute e per il futuro della propria vita affettiva.

«È stato un errore», è l’ammissione dell’Azienda ospedaliera universitaria. L’emergenza sangue in tutta la Toscana non è scoppiata venerdì, giorno fissato per l’intervento chirurgico saltato perché le due sacche di sangue disponibili sono state “dirottate” su un altro paziente. E dunque una semplice telefonata di disdetta dell’appuntamento avrebbe ugualmente fatto arrabbiare e preoccupare il paziente, ma gli avrebbe risparmiato di sentirsi «trattato come un sacchetto di spazzatura». Come va ripetendo l’interessato: «Ho seguito tutta la procedura: i clisteri nei giorni precedenti, la rasatura fatta a casa, il semi digiuno. Sulla soglia della sala operatoria sono arrivato preoccupato per la malattia, ma certo che sarei uscito dall’ospedale avendo rimosso il “nemico” che mi covava dentro, si è scoperto, da tre anni».

Così non è stato. Vestito solo del leggero camice in dotazione a chi viene operato e già pre-sedato, ad un passo dall’incontro con il chirurgo, l’uomo è stato informato che l’intervento era saltato perché in ospedale mancava sangue. «Lo confesso: ho dato di matto. Appena torno in ospedale porto un mazzo di rose a tutte le infermiere che hanno dovuto ascoltare le mie urla. Ma immaginatevi come mi sono sentito...».

Ieri mattina l’uomo ha incontrato il proprio avvocato, Fabrizio Bartolini, esponendogli la situazione: «Chiedo giustizia, ma per tutti. Perché una cosa del genere non deve più accadere a nessuno». Bartolini presenterà un esposto alla Procura di Pisa e invierà all’Azienda ospedaliera universitaria una richiesta di risarcimento danni. «Le metastasi - sono le parole del paziente - non aspettano i tempi della burocrazia. Ed io ho poco più di quarant’anni: nei più giovani, è noto, le malattie tumorali “galoppano”. Una volta che sono partite, a chi ne chiedo conto?».

Rabbia, preoccupazione e tanta forza, per se stesso e per una battaglia che è di tutti. «Ho messo un post sulla pagina Facebook dell’assessore regionale Stefania Saccardi per denunciare come mi è accaduto. E lo hanno tolto...Ma io continuerò a rimetterlo...».

 

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