Era in sala operatoria lo rimandano a casa
Manca il sangue, l’intervento viene rinviato all’ultimo minuto
VIAREGGIO. Non ci sono altre parole che possano rendere quanto accaduto, ieri mattina, all’ospedale di Cisanello meglio di quelle del paziente diretto interessato: «Mi sono sentito considerato come un sacchetto di spazzatura». Torrelaghese, poco più di 40 anni ed un tumore maligno alla prostata da asportare quanto prima, come da referto del medico. Un “quanto prima” che è diventato molto - troppo - relativo. Perché l’operazione fissata per il 21 dicembre è stata rinviata al 13 gennaio e quella di ieri ha subito la stessa sorte. Con l’aggravante che la comunicazione dell’ulteriore prendere tempo è stata data all’interessato quando già era stato pre-sedato e si trovava sdraiato sulla barella ad un passo dall’ingresso della sala operatoria. «C’erano solo due sacche di sangue - è il racconto fatto con voce rotta dal pianto - e hanno dovute utilizzarle per altre persone. Magari era un’urgenza, forse stavano peggio di me. Ma io ho un tumore da tre anni, così hanno rilevato visite ed esami quando lo hanno scoperto, e le metastasi non aspettano certo i tempi della burocrazia».
È emergenza sangue in tutti gli ospedali, e là dove gli interventi chirurgici non sono stati addirittura del tutto sospesi, c’è il rischio che si ripeta quando accaduto ieri a Cisanello. «Quando mi hanno detto del rinvio, che è il secondo - è la ricostruzione fatta dal paziente furibondo - ho pensato che sarei rimasto un giorno in più e, mal di poco, sarei stato operato il giorno successivo. Ed invece mi hanno mandato a casa, senza fissare una nuova data per il mio ingresso in sala operatoria. E per fortuna con me c’era mia sorella: perché io, tra pre-anestesia e quello che mi sentivo dentro per come sono stato trattato, non ero certo in grado di guidare».
Nel certificato di dimissioni compare la dicitura «l’intervento non è stato eseguito per carenza di disponibilità di sangue. Il paziente verrà ricontattato al più presto per programmare la data del nuovo ricovero».
Un caso eclatante, che ha spinto il medico pronto ad eseguire l’intervento con la nuova tecnologia robotica in dotazione all’ospedale dell’Azienda universitaria pisana a «inviare un e-mail di protesta alla direzione», continua il paziente, «chiedendo di poter avere un supplemento di dotazione dell’apparecchiatura così da operarmi quanto prima».
Nella storia sanitaria, ed umana c’è un ulteriore pezzo che si aggiunge e strappa il cuore: perché l’uomo che attende con trepidazione di “separarsi” dal nemico che si porta addosso è disoccupato. Ed aveva appena avuto la promessa di un contratto: «Mi avrebbero assunto il 9 gennaio - così si conclude un racconto amaro e commovente - ma ho dovuto rinviare perché mi avevano spostato l’intervento chirurgico. Adesso come faccio a tornare dal titolare dell’impresa e chiedere ulteriore tempo? Va a finire che perdo anche il lavoro appena trovato...».
Questa mattina l’uomo sarà dal suo avvocato, determinato a presentare un esposto su quanto accaduto: «Siamo sacchetti della spazzatura nelle mani della burocrazia e della politica. Ma io non ci sto».
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