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Il boss della Versilia in semilibertà dopo 25 anni
Carmelo Musumeci, condannato all'ergastolo per un delitto di mafia, presterà la sua opera in una comunità umbra
VIAREGGIO. Il carcere lo ha reso un uomo migliore. Aveva 36 anni quando fu arrestato dai carabinieri nel blitz che sgominò una banda che aveva insanguinato la Versilia e la Valdinievole per controllare il traffico degli stupefacenti. Carmelo Musumeci, 64 anni, catanese, nei vari gradi di giudizio venne riconosciuto colpevole di essere il mandante del delitto di Alessio Gozzani, imprenditore ed ex portiere della Carrarese, ridotto in fin di vita a colpi di pistola in un’area di servizio a S. Stefano Magra e spirato il 9 aprile del 1991. Lui, pur ribadendo sempre la sua innocenza, non ha voluto mai indicare agli inquirenti gli autori del delitto e ha passato tutta la sua vita all’interno di un penitenziario.
Ergastolo ostativo (impossibilitato a beneficiare anche dei permessi normalmente concessi ai detenuti) legato all’associazione a delinquere di stampo mafioso con regime da 41 bis (carcere duro). In una parola: fine pena mai. Novello Edmond Dantes, pur senza l’apporto di un abate Faria, ha deciso di cambiare la sua esistenza cercando la redenzione e la pace nella cultura e nella scrittura.
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Si è preso tre lauree (due in giurisprudenza e una filosofia) e ha pubblicato alcuni libri, gestisce un sito web ed è diventato un simbolo, non soltanto nella battaglia dell’abolizione dell’ergastolo ostativo, ma anche nel diritto allo studio per diventare uomini in grado di contrastare la mentalità di un carcere al quale conviene che i detenuti siano poco istruiti.
La semilibertà. Venticinque anni dopo il suo arresto il Tribunale di Sorveglianza gli ha concesso il beneficio della semilibertà. Adesso, durante il giorno, presterà la sua opera di volontario in una struttura della comunità Papa Giovanni XXIII a Bevagna in provincia di Perugia, fondata da don Oreste Benzi, al servizio di persone portatrici d’handicap. E alla sera rientrerà in cella.
Un provvedimento atteso un quarto di secolo e giunto vuoi per il suo impegno durante la permanenza nel carcere (per oltre quindici anni è stato detenuto nel penitenziario di Padova) vuoi perché i giudici hanno ritenuto la sua eventuale collaborazione nei fatti legati alla guerra per clan in Versilia tra gli anni Ottanta e Novanta non più d’interesse per la ricostruzione dei fatti.
La parola all’avvocato. Umberto Grassi, uno dei legali di Musumeci, ha raccolto la testimonianza del suo assistito che in questi anni ha combattuto contro il carcere a vita per sè e per gli altri: «Da dicembre si trova nel reparto dei semiliberi del carcere di Perugia. Gli hanno preparato un programma di trattamento: al mattino esce dal carcere e alla sera verso le 22 vi fa rientro. Sta nuovamente imparando a vivere. Oltre al suo impegno nel volontariato, che svolge con grande dedizione e slancio aiutando soprattutto bambini disabili, ha riassaporato le piccole gioie del quotidiano che gli sono mancate per 25 lunghissimi anni come bere un caffè al bar o fare una passeggiata in un viale alberato». Dall’inferno al paradiso. E questa, in fondo è la vera felicità.
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