Il presidio
Da mesi in cerca di un posto dove far vivere le loro figlie
VIAREGGIO. Dopo lo smantellamento del campo Rom di via Cimarosa di Torre del Lago una famiglia rom - marito, moglie e tre figli, che frequentano le scuole nella frazione - hanno trovato riparo in una...
VIAREGGIO. Dopo lo smantellamento del campo Rom di via Cimarosa di Torre del Lago una famiglia rom - marito, moglie e tre figli, che frequentano le scuole nella frazione - hanno trovato riparo in una roulotte regolarmente registrata e assicurata, che però viene fatta rimuovere continuamente da parte della polizia municipale.
Mario e Mariana Udila hanno scritto in Comune due lettere per essere ricevuti dal sindaco, per chiedere di avere una spazio dove potersi mettere con la roulotte, visto che hanno la residenza a Viareggio, ma non hanno avuto risposta, si sono rivolti anche al vescovo di Lucca, Italo Castellani. Ieri mattina, mentre avevano accompagnato i figli a scuola, una pattuglia della polizia municipale, ha lasciato un avviso di rimozione alla roulotte, che era in prossimità del cavalcavia dell'asse di penetrazione al Cotone: «Secondo il regolamento di polizia e decoro urbano su tutto il territorio comunale sono vietati veicoli di manufatti abusivi per insediamento abitativo abusivo e viste le condizioni sarà considerato rifiuto e si procederà oltre che alle sanzioni previste per la rimozione alla successiva demolizione dell'attrezzatura che dovrà essere lasciato libero da cose e persone».
A seguito dell’ennesima ingiunzione di sgombero a carico della famiglia Udila, protestana l’Associazione Berretti Bianchi. «Non ricordiamo un sindaco o un assessore al sociale che abbia ignorato la richiesta di incontro ai propri cittadini. La famiglia Udila è residente a Viareggio da anni e in passato ha chiesto due appuntamenti in Comune (commissario prefettizio e attuale sindaco), entrambi ignorati. La richiesta è molto semplice: avere un posto dove poter collocare la propria roulotte (in regola con la vigenti normative) per vivere tranquillamente e garantire nel contempo la frequenza scolastica alle figlie. L’accanimento verso questa famiglia non trova giustificazione e ci spinge a fare una segnalazione all'Ufficio Nazionale Antidiscriminazione». (r.l.)
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