Il Tirreno

Versilia

Carnevale di Viareggio
i carri in anteprima

Massimo Breschi sale sulla carovana magica

di Simone Pierotti
Massimo Breschi con il modellino del carro (foto Ciurca/Paglianti)
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Massimo Breschi con il modellino del carro (foto Ciurca/Paglianti)

Carnevale di Viareggio: il carrista si affida ad un teatro itinerante per esorcizzare il rischio-retrocessione

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VIAREGGIO. «È vero, il mondo è tutto un palcoscenico sul quale tutti noi, uomini e donne siam solo attori, con le nostre uscite e con le nostre entrate». William Shakespeare non sapeva cosa fosse il Carnevale di Viareggio - i corsi mascherati, d'altronde, sono nati due secoli dopo la morte del drammaturgo inglese - eppure questa frase pronunciata da uno dei personaggi di "Come vi piace" sembra adattarsi alla nuova costruzione di Massimo Breschi. Reduce da un inatteso quanto deludente nono posto, il carrista proverà a stupire spettatori e giurati con L'immaginario itinerante - Il grande spettacolo della vita.

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Il soggetto. Osservando attentamente il bozzetto si avvertirà la sensazione di aver già visto da qualche parte un teatro itinerante che gira città e villaggi a bordo di una carrozza. E infatti... «Tutto è nato guardando 'Parnassus', il film diretto da Terry Gilliam e interpretato da Johnny Depp», spiega Breschi. «Sono rimasto davvero colpito da quella carovana magica. E ho pensato: sarebbe ganzo farci un carro...».

Un carro che ricorre al mondo del teatro per illustrare il dualismo tra la vita e la morte, qui personificate da Madre Natura e da un teschio meccanico formato dagli ingranaggi di un orologio, «lo stesso che scandisce con i suoi tic-tac il tempo che ci rimane a disposizione».

La gigantesca carovana sintetizza così il grande spettacolo della vita che, pur barcollando, tenta di proseguire il proprio percorso. Rimane, però, il macchinario mortale che incombe minaccioso con il suo inarrestabile e inesorabile conto alla rovescia. «Bisogna voler bene a noi stessi perché la vita è un bene prezioso», è il monito finale del costruttore. E lo sa bene lui, divenuto da poco papà per la terza volta.

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Il carro. Breschi punta ancora una volta sul gigantismo: la costruzione coincide infatti con un'enorme carrozza color noce. Un sipario veneziano d'un bel rosso porpora s'alza per mostrare un affascinante volto femminile circondato da specchi: è quello di Madre Natura, simbolo della bellezza della vita. Ai suoi piedi si esibiranno un gruppo di acrobati e le ballerine della scuola di ballo Momo Dance vestite da farfalle. Poi all'improvviso, annunciato da un ticchettio di orologi, appare il teschio meccanico tra pareti dipinte con una fantasia a scacchiera («Non è forse vero che la vita è una partita a scacchi?», osserva Breschi), altro rimando a "Parnassus". Non sarà, comunque, una semplice - si fa per dire - rotazione di teste come nel caso del trionfale carro di due anni fa: a cambiare sarà l'intera scenografia. Sulle fiancate della carrozza, poi, alcune ragazze - che poi sarebbero «la Diletta, la Jessica e la Rachele», rispettivamente la sorella e le due figlie del costruttore, e "la Sara", la fidanzata di uno degli operai di Breschi - portano in scena l'alternarsi del giorno e della notte quasi fosse la compagnia di un piccolo teatro di strada.

La carovana sarà accompagnata da un corteo a terra di maschere che indossano gli abiti tradizionali del Día de Muertos, popolare festa messicana. Ma la vera chicca è costituita dal ruolo del presentatore, pure questo presente nel film: ad annunciare l'arrivo della carovana sarà Loris Marchi, già speaker ufficiale dei corsi mascherati. Che torna così, in una veste insolita, a introdurre in qualche modo la magia dei carri a quanti affolleranno i viali a mare.

(2 - continua)

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