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Carnevale di Viareggio
i carri in anteprima

E ora Franco Malfatti vola sul Pianeta X

di Simone Pierotti
E ora Franco Malfatti vola sul Pianeta X

Il costruttore si affida alla fantascienza per esorcizzare il rischio retrocessione dopo l’ultimo posto dello scorso anno

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VIAREGGIO. L'uomo ha spesso cullato il sogno di conquistare lo spazio, preso com'è dalla smania di sapere se esistano altre forme di vita nei confini del nostro sistema solare o, addirittura, nell'universo. Ma perché intestardirsi nella ricerca quasi spasmodica di nuovi pianeti in cui andare a vivere anziché sforzarsi di migliorare le condizioni di una Terra sempre più devastata da politiche economiche scellerate? È un quesito esistenziale quello che pone Franco Malfatti in Il pianeta X, il carro con cui tenterà di riscattarsi dall'ultimo posto dell'anno passato ed evitare così la retrocessione in seconda categoria.

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Il soggetto. «Siamo arrivati a un punto di non ritorno», osserva amaramente il costruttore. «Dici che son pessimista? No, la mia è una constatazione. Il pessimismo, ormai, è abbondantemente superato...». Un sentimento che nasce alla luce delle ingenti spese per le costosissime missioni spaziali: «Finiamola di guardare agli altri pianeti: pensiamo, piuttosto, a come rendere più vivibile il nostro, sempre più fagocitato dall'inquinamento», è il pensiero di Malfatti. «Prima di andare nello spazio dovremmo viaggiare all'interno di noi stessi e riscoprire l'importanza di certi valori che abbiamo purtroppo perso». E se un domani l'uomo si ritrovasse effettivamente costretto a colonizzare, ben appunto, un ipotetico pianeta X? «Finirebbe per capire che è solo capace di portare distruzione ovunque e lo capirebbero anche gli extraterrestri di quel pianeta. Anzi, lo considererebbero un mostro. La morale del mio carro è tutta qui», aggiunge Malfatti, grande appassionato della fantascienza fin dalla giovinezza. «Ma a me non sono mai piaciuti i film ricchi solo di effetti speciali: preferisco quelle storie che ti lasciano con una riflessione etica, che t'inducono a pensare che forse c'è qualcosa di vero. Impossibile non citare 'Gravity', non fosse altro che il regista Alfonso Cuarón vive a Pietrasanta».

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Il carro. Tutto ruota attorno alla figura centrale, un enorme casco da astronauta immerso in un altro pianeta: il faccione umano nascosto dietro la visiera si trasformerà tuttavia in un mostro dalle sembianze scimmiesche che ricorda vagamente il mascherone de "Il genio", opera con la quale Malfatti trionfò in seconda categoria nel lontano 1994. Scelta artistica fatta di proposito per sperare in un bel piazzamento a febbraio? «No, sinceramente non ci ho proprio pensato a quel vecchio carro», risponde il costruttore senza esitazioni. «Posso solo dire che questo è lo stile con cui sono solito modellare i miei mostri».

Proprio la metamorfosi da un volto all'altro rappresenterà il movimento cardine dell'intera costruzione, completata sulla parte anteriore da due figure molto simili al mostro della celebre saga di "Alien". E qui la citazione è voluta: «Se vuoi trasmettere al pubblico il senso della fantascienza devi ispirarti ai più bravi, non c'è altra soluzione». I figuranti del carro saranno vestiti da extraterrestri, gli stessi che tenteranno di scacciare l'uomo una volta scoperta la sua potenza distruttiva, mentre per le musiche «ho messo a punto un po' di effetti sonori, ma devo ancora lavorarci su».

Meglio non svelare troppi particolari, in ogni caso. Tanto mancano poche settimane al primo corso per scoprirli...

(1 - continua)

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