Il Tirreno

Versilia

La strage di Viareggio

Ultima udienza per la strage di Viareggio

Donatella Francesconi
Strage di Viareggio, il momento dell'esplosione
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Strage di Viareggio, il momento dell'esplosione

La voce dei legali di Fs e dei suoi imputati conclude il processo iniziato nel 2013. Ad avere l’ultima parola saranno i giudici del Tribunale di Lucca con le loro condanne o assoluzioni

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VIAREGGIO. È l’udienza dell’ultima parola per gli avvocati difensori di Ferrovie, delle aziende del Gruppo, degli imputati anche “eccellenti” che il 29 giugno 2009 - il giorno del disastro ferroviario di Viareggio - erano seduti in uffici da amministratori delegati.

Si torna in aula martedì 10 per quella che sarà l’ultima udienza del processo iniziato il 13 novembre 2013, presidente del Collegio del dibattimento Gerardo Boragine, con i colleghi Nidia Genovese e Valeria Marino. Pubblici ministeri, i sostituti Procuratori Giuseppe Amodeo e Salvatore Giannino. Trentatré gli imputati in qualità di persone fisiche e nuove società alla sbarra, che hanno attraversato le corpose indagini della Procura di Lucca che ha delegato alla Polfer, un incidente probatorio (giudice Simone Silvestri), l’udienza preliminare che ha rinviato tutti a giudizio (giudice Alessandro Dal Torrione).

Martedì 10 tutto questo lungo cammino si avvierà davvero alla fine, anche se i difensori potrebbero non riuscire a terminare l’esposizione delle ragioni dei loro clienti ed avere bisogno di un’ulteriore, ultimissima udienza. Ma la sentenza oggi è a portata di mano, in una data - questo è quanto circola tra gli avvocati - che potrebbe essere tra il 20 ed il 27 gennaio.

Al Collegio del Tribunale di Lucca decidere chi ha causato cosa, districandosi in un dedalo di responsabilità che attraversano l’Europa. Non solo perché sono tra gli imputati Gatx (Germania ed Austria) e l’Officina Jungenthal di Hannover, ma anche per tutto quanto non è stato ascoltato degli allarmi che gli enti europei responsabili della sicurezza ferroviaria andavano lanciando da tempo. Un non ascoltare che non è casuale: la liberalizzazione del trasporto ferroviario - lo ha messo molto bene in evidenza l’ispettore superiore della Polfer, Angelo Laurino - ha fatto sì che ogni singola azienda proprietaria di carri ferroviari (detentori) sia diventata responsabile della manutenzione effettuata. Si sfaldano le regole comuni, trasferite in un manuale (Vpi) cui si aderisce o non si aderisce. Procedura che è stata ampiamente descritta dalle numerose testimonianze che si sono susseguite nell’aula del Polo fieristico di Lucca nei tre anni di confronti tra le parti.

Un sistema ferroviario, quello italiano così come quello europeo, che - dati questi presupposti - opera facendo affidamento sui controlli che ciascun soggetto coinvolto effettua. Insomma, treni e pezzi circolano dotati della documentazione necessaria che si trasmette da un operatore all’altro, da una officina all’altra, in un sistema di fiducia reciproca. Sistema che - per quanto riguarda Ferrovie - prevede quintali di carte relativi ad una sicurezza che - almeno nel caso della strage di Viareggio - ha dimostrato di esistere sempre più solo sulla carta.

Una vicenda complessa, quella del disastro ferroviario del 29 giugno a Viareggio, con i suoi trentadue morti ed il carico di dolore infinito che porta con se’ ancora oggi. Ma anche semplice alla fine: tante piccole-grandi azioni che avrebbero dovuto balzare fuori dalla carta e trasformarsi in realtà ma invece così non è stato. Ai giudici del Tribunale di Lucca definire la catena delle responsabilità e delle relative pene. Per chi si porta addosso la contestazione dei reati di disastro ferroviario colposo, omicidio colposo, incendio colposo. Oltre alle violazioni alle normative in materia di sicurezza sul lavoro.

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