Il Tirreno

Versilia

I medici di famiglia si difendono

Il dottor Tuccori replica al primario «Mai scaricati i pazienti sull’ospedale»

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VIAREGGIO. «In più di quarant’anni di mestiere non mi sono mai permesso di mandare al pronto soccorso un mio paziente senza che ce ne fosse un reale motivo». Così replica Fabrizio Tuccori, medico generico viareggino rispondendo a Giuseppe Pepe, nuovo primario del pronto soccorso del Versilia che aveva puntato il dito contro la categoria dei medici di famiglia.

Nel quadro del caos che continua a regnare nel reparto, Pepe aveva riproposto la questione del ruolo dei medici di famiglia. I quali, «di fronte alla febbre alta, alla psicosi da meningite, alle preoccupazioni del parente di un anziano, alzano troppo spesso le mani pronunciando quella che sembra la parola magica: pronto soccorso». Secondo Pepe, sarebbe anche loro, in parte, la colpa di questo sovraffollamento.

«Io non ci sto - replica Tuccori - non si può sempre incolpare la categoria dei medici di famiglia come se fossero degli scansafatiche che evitano le situazioni a rischio. Parlo per me stesso, questo è ovvio, ma negli ultimi tre giorni ho fatto ben 40 visite domiciliari e ho visto tutti i tipi di malanni di stagione che stanno girando in questo momento».

La colpa, secondo Tuccori, sarebbe della psicosi latente ma diffusa: «Si sente parlare di epidemie, di meningite - dice - i pazienti sono sempre più spaventati dalle malattie e pensando di evitare che qualcuno sottovaluti il problema, vanno direttamente al Pronto Soccorso senza chiamare il proprio medico. Mi è capitato proprio ieri: una mia paziente aveva un forte dolore al collo e un irrigidimento, da un paio di giorni le si era alzata pure la temperatura. Presa dalla paura che fosse meningite, è andata al Versilia e lì le hanno diagnosticato una normale influenza, guaribile con degli antibiotici. È anche questo che genera le situazioni che abbiamo visto in questi giorni al pronto soccorso».

Ma non c’è solo questo: «Io credo che in tutto questo meccanismo, quello che non prendiamo mai in considerazione è il ruolo della guardia medica, che prima aveva questo ruolo di anello di congiunzione tra i medici di famiglia e l’ospedale».

Non nega che nella propria categoria ci siano dei problemi: «Effettivamente ci sono alcuni colleghi che non fanno visite a casa e, quindi, i pazienti si possono sentire abbandonati. Ma vorrei che non si facesse di tutta l’erba un fascio e che si smettesse di screditare una categoria importante come sono i medici di famiglia».

Cesare Bonifazi

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