Il Tirreno

Versilia

Carnevale di Viareggio

E in Cittadella è già tempo di colori

di Simone Pierotti
E in Cittadella è già tempo di colori

Carri grandi e piccoli a buon punto a un mese dal primo corso

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VIAREGGIO. Un mese esatto al (quasi) mese di festeggiamenti e bagordi, a quel (quasi) mese in cui, citando un intramontabile brano di Adriano Barghetti, abbiamo “l’illusion che tutto il mondo è fatto di carton”. Tanto - o poco: questione di prospettive - al primo corso mascherato di Carnevale e all’interno degli hangar della Cittadella s’iniziano a intravedere i carri che sfileranno per tutti i finesettimana di febbraio.

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The final countdown. Con la transizione dall’anno vecchio a quello nuovo nella testa di molti viareggini parte il conto alla rovescia verso l’inizio del Carnevale. Per i bambini sono settimane di attesa: fremono dalla curiosità di vedere trasformare in mascheroni dei semplici pezzi di carta, per quanto ben disegnati, che hanno visto nei mesi addietro. Per i costruttori, invece, sono giornate di straordinari o addirittura di nottate in bianco: non vedono l’ora di arrivare in fondo, sia per tirare un po’ il fiato, sia soprattutto per misurarsi con i rivali e ammaliare la folla. E mai come quest’anno sembrano calzanti le note di una canzone, pure questa mai passata di moda, degli Europe: complice l’inesorabile applicazione del meccanismo degli avanzamenti e delle retrocessioni tra le varie categorie, per alcuni carristi e mascheratisti sarà un countdown carico di tensione.

Trump spelacchiato. Tra le opere in concorso è, senz’ombra di smentita, una di quelle che ha fatto parlare di sé ancor prima di sfilare: “Bang bang” dei fratelli Stefano e Umberto Cinquini sarà l’unico carro con il volto di Donald Trump. Che - almeno fino alla tarda mattinata di ieri - si presenta agli avventori della Cittadella con un’insolita calvizie: al faccione del nuovo presidente degli Stati Uniti manca ancora il celebre ciuffo che sarà montato in un secondo momento. E all’interno dello stesso baraccone prende forma “Mad Donald Trump”, la maschera isolata di Michele Cinquini e Silvia Cirri che prende di mira lo stesso magnate americano.

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Tra scimmie e maschere. Porte spalancate dai fratelli Bonetti e dai Lebigre. I due gemelli viareggini, premiati spesso per la brillantezza dei colori delle loro costruzioni, hanno già ultimato le sgargianti maschere dei Boruca, popolazione indigena del Costa Rica, che troveranno posto ai piedi di un mastodontico albero. Anche la famiglia italofrancese è a buon punto: sulla carretta sono già installate pile e pile di scartoffie e cartolari sormontate da variopinti scimpanzé in quella che sarà una divertente satira sulla burocrazia. E i lavori procedono senza sosta anche nell'hangar di Massimo Breschi e in quello di Franco Malfatti, chiamati a riscattare i poco onorevoli piazzamenti dell'anno passato, così come da Alessandro Avanzini.

L’orso e il lupo. A proposito di animali: sta prendendo sempre più forma la testa del gigantesco orso polare con cui Carlo Lombardi denuncia il surriscaldamento del pianeta e il rischio di scioglimento dei ghiacciai. Già terminato e montato, invece, il temibile lupo del carro di seconda categoria realizzato da Luciano Tomei ispirandosi a un famoso miracolo di San Francesco di Assisi. Attesa, poi, per "Chinatown street" di Roberto Vannucci: la sua costruzione è attualissima, non fosse altro che i cinesi stanno spadroneggiando nelle ultime settimane pure nel calciomercato acquistando a cifre esorbitanti giocatori affermati.

Tutto su Facebook. Chi volesse scoprire cosa bolle in pentola, pardon, alla Cittadella senza tuttavia abbandonare le comodità della propria casa può spulciare la pagina Facebook “Il seme della bellezza”, dedicata all'omonima costruzione di Fabrizio Galli: il campione in carica della prima categoria documenta periodicamente lo stato di avanzamento dei suoi lavori. Proprio ieri ha scritto: «Oggi cominciamo a mettere su l’argilla al busto della Bellezza».

Omaggio a Fidel. Dando uno sguardo alle maschere isolate, balza all'occhio un piccolo accorgimento che i fratelli Alessandro e Paolo Vanni hanno ideato per “Il Che guePapa”: nel bozzetto originale il pontefice massimo è raffigurato come un novello Che Guevara attorniato da uno stuolo di putti con i volti di Marx e Lenin. A febbraio, però, spunteranno anche le ali di un angioletto con le sembianze di Fidel Castro. Una modifica resa necessaria dalla recente scomparsa del líder máximo, avvenuta quando i bozzetti erano stati presentati e approvati parecchi mesi addietro. E che regalerà un motivo in più per non mancare al prossimo Carnevale.

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