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Viareggio, svegliati!
«Basta lamentarsi, qui ci sono bellezza e tante energie»
di LUCIANO MENCONI
Giovanni Pieraccini è un viareggino speciale. Non solo per la lunga e formidabile vita che ha alle spalle - è stato per trent’anni parlamentare della Repubblica, dieci volte ministro, a lungo direttore del quotidiano socialista l’Avanti! e tanto altro ancora - ma anche e soprattutto per lo straordinario amore che lo lega alla sua città che dimostra ogni volta che gli si chiede di parlare di lei, di come è, di come era, di come sarà. Ha accettato di farlo anche oggi, alla scadenza di un anno difficile per Viareggio. «Sono ormai arrivato al novantanovesimo anno della mia vita - dice - ciò significa un inevitabile indebolimento fisico e una stasi al posto delle azioni energiche che ho condotto durante tutta la mia vita. Desidero però fare quella che forse è “l’ultima intervista”. Desidero, ancora una volta, immergermi nell’analisi della situazione attuale di Viareggio e della Versilia e delle prospettive politiche di sviluppo che si aprono dinanzi a noi».
Come sta Viareggio, secondo lei? È una città malata, irrimediabilmente ferita o deve solo ritrovare se stessa?
«Credo che probabilmente stupirò perché bisogna finirla di chiudersi in un’eterna lamentela. Viareggio è una città forte e piena di energie, e anche di iniziative. Questo continuo piangere su se stessi probabilmente deriva dal grave stato di dissesto economico in cui la città si trova. Ma è una lamentela sbagliata. Io domando: chi può giudicare malata e debole una città ricca di istituzioni e di iniziative? Viareggio non ha solo il Carnevale e il Pucciniano, che già sono due manifestazioni di notevole peso, ma è una città ricca di un museo moderno come la Gamc, di un museo della marineria, della Fondazione Museo Giacomo Puccini a Torre del Lago, ha ville storiche e artistiche come Villa Paolina, Villa Borbone, Villa Argentina, oltre la già citata Villa Puccini. È una città che ha iniziative nel campo culturale, dalle arti figurative al cinema, alla danza alla prosa. Chi, dunque, può dire che Viareggio è una malinconica malata?».
Qual è la minaccia più pericolosa che incombe sulla città?
«Io credo proprio che sia questa permanente lamentela che è collegata strettamente, a mio parere, alla gravissima crisi economica, determinata dal suo dissesto, frutto di lunghi errori politici».
Su cosa bisogna puntare per risalire la china?
«Io ritengo che sia innanzitutto necessario uno sforzo unitario con tutte le energie che esistono: esse hanno bisogno di un’azione comune e poiché evidentemente la grave crisi economica non consente di avere le forze sufficienti per un rilancio dell’economia, dobbiamo renderci conto che queste forze si trovano nel binomio turismo-cultura. Infatti, Viareggio e la Versilia sono ricche di istituzioni culturali: si pensi a manifestazioni come quelle della Versiliana e ad altre a Forte dei Marmi e a Camaiore, ma anche a Massarosa, che sono vitali. Se si riuscirà a costruire una politica comune, culturale e turistica, credo che non solo Viareggio ma tutta la Versilia potranno cominciare la strada della rinascita. Con l’Associazione Versilia Unita abbiamo pubblicato una serie di volumi intitolati Itinerari della Memoria. Credo che percorrere gli itinerari della memoria significa ritrovare nel passato le forze del presente. Per mettersi su questa strada occorre una politica unitaria, lucida e tenace. In primo luogo occorre impegnarsi a creare il comprensorio della Versilia. Esso significa una politica specifica, unitaria, per ogni settore della cultura: arti figurative, musica, danza, cinema e manifestazioni comprensoriali come il Festival d’Inverno e il Festival di Primavera. Significa non solo coordinare gli avvenimenti su tutto il territorio e su tutto l'anno, ponendo fine al vuoto, esistente in gran parte dopo gli intensi mesi estivi di luglio e agosto, ma significa sviluppare in modo coerente e organico programmi annuali per tutte le attività artistiche e culturali».
Negli ultimi anni mentre Viareggio perdeva colpi, il resto della Versilia è cresciuto, da Pietrasanta a Seravezza, da Camaiore a Forte dei Marmi. Cosa bisogna fare perché la Versilia tutta intera possa tornare a correre?
«Non è vero che Pietrasanta, Forte dei Marmi e Camaiore sono progredite mentre Viareggio è decaduta. Non può progredire nessun piccolo comune che non ha né i mezzi né il territorio né le persone sufficienti per un'autonoma politica, turistica e culturale. La frammentazione dei comuni esistenti, il desiderio di tutti di attrarre un numero più grande di attività anche a danno degli altri - e in particolare di Viareggio, così piegata dalla sua crisi economica - è fatale perché significa solo una finale crisi generale e non la crescita reale di nessuno».
La Versilia sarà mai capace di sentirsi e proporsi come un luogo unico e integrato?
«Io credo di sì poiché tutto il suo passato dimostra questa sua unità, fatta di bellezza e arte. Basta pensare alla grande poesia come quella dannunziana, che vede la Versilia come una grande, bellissima, unità».
Se dovesse dare un consiglio, uno solo, a chi guida il comune di Viareggio, quale sarebbe?
«Ebbene, dato il peso economico e anche numerico della città, credo che il compito di chi la guida sia quello di porsi alla testa dei comuni versiliesi e dei sindaci perché si possa passare dalle teorie ai fatti. I viareggini, in questa politica, devono sentirsi pieni di volontà d’azione e di comunità d’intenti».
Lei ha dato tanto a questa città, non solo la sua maestosa donazione di opere d’arte ma anche progetti e idee. Per cosa vorrebbe essere ricordato un giorno dai viareggini?
«Credo di avere, nonostante l'età, ancora compiti da svolgere, come per esempio lo sviluppo dell’epoca napoleonica con la Villa Paolina o come gli Stati Generali della Cultura, fatti da personalità nazionali per la Versilia. Occorre, poi, che accanto a questa grande storia e a questi grandi problemi si affianchi uno sforzo di rinnovamento e modernizzazione. Per questo abbiamo la collaborazione importante della Scuola Sant’Anna di Pisa per l’informatica e la robotica, con l’organico affiancamento del prof. Bergamasco. Del resto Viareggio, nella sua storia di città viva e non moribonda, ha dei segnali positivi fin dal 1982 quando sono nate le prime fabbriche di natura informatica, come la Navionics e la Caen, ennesima dimostrazione della mia tesi che Viareggio non è mai stata una città malata ma una città che ha bisogno di una politica organica che dia sistematicità nello sviluppo dell’economia e della cultura. Per quanto mi riguarda devo dire che ritengo di dover compiere un’ultima battaglia, che è la nascita, al posto dell’ex caserma dei Carabinieri, di una nuova grande biblioteca. La biblioteca non è un’istituzione culturale secondaria ma è un’istituzione essenziale: è l'apertura della cultura per tutti i cittadini. Io ho già provveduto a una notevole donazione di libri d'arte e anche di libri storici per arricchire la biblioteca fin da ora. Questo dono sarà fatto fra non molto tempo, insieme a personalità culturali di rilievo nazionale, come la prof.ssa Acidini, la fondazione Turati con il prof. Degl’Innocenti, la Scuola Sant'Anna di Pisa con il prof. Bergamasco, il prof. Ciucci e RomaEuropa. Non ho oggi altre nuove battaglie da intraprendere e quando non ci sarò più, se qualcuno nella fragilità dei tempi mi ricorderà, vorrei che mi ricordasse come un uomo che ha lavorato come ha potuto, nel bene e nel male, per la giustizia e per la libertà».
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